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I MIEI LIBRI PREFERITI NEL 2019

Cari amici lettori,

non posso concludere l’anno senza condividere con voi anche i libri che hanno accompagnato le mie giornate in questo tormentato 2019. Ne ho letti 54, questi sono quelli che ho preferito.

Come per i film, comincio con due classici che ho letto per la prima volta, diversi tra loro ma caratterizzati ancora oggi da una sorprendente originalità. Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez mi ha colpito per il lessico festoso, elegante e un tono dolente ma anche divertito e dissacrante. A sangue freddo di Truman Capote. Una vera goduria. Una storia potente, una voce inconfondibile e irripetibile.

Uno spazio privilegiato occupa sempre nella mia libreria il racconto di formazione. Quest’anno lo hanno riempito due romanzi portentosi, Via Gemito di Domenico Starnone (qui il link del video in cui ne parlo più approfonditamente) e La Bastarda della Carolina di Dorothy Allison (anche per questo trovate qui maggiori dettagli). Indimenticabili. 

Con il gruppo di libroterapia di cui ho la fortuna di far parte ho avuto la gioia di condividere le emozioni scatenate da quattro libri in particolare tra i tanti proposti, letti e commentati insieme. I miei piccoli dispiaceri è il romanzo attraverso il quale ho scoperto la bravissima scrittrice canadese Toews. Storia di due sorelle e di un grande amore per la vita. Toccante, ricco, intelligente, mai melenso. Un amore di carta di Jean-Paul Didierlaurent è il libro che ogni romantico dovrebbe avere nella propria libreria. Se avete voglia di leggerezza è il caso che leggiate Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe. Se invece vi sentite pronti ad affrontare una storia dalle tinte forti allora non potete che volare su L’isola delle anime di Johanna Holmström. In assoluto una delle letture più straordinarie dell’anno.

La mia passione per le biografie e quella per il cinema sono state soddisfatte da un testo non recente ma non per questo superato. Mi ultimo suspiro di Luis Buñuel è l’occasione per tuffarsi non solo nella cinematografia di uno dei cineasti più rivoluzionari del secolo scorso ma anche in un pezzo di storia costellato di gustose curiosità su vari esponenti della cultura e dell’arte del Novecento. 

Tra i saggi La rivolta del corpo della psicologa svizzera Alice Miller (qui maggiori informazioni), un classico della letteratura per l’infanzia come la Grammatica della Fantasia di Gianni Rodari che tutti i genitori e gli educatori dovrebbero leggere per aiutare i propri bambini a crescere allenandosi alla conoscenza e Il cervello è più grande del cielo del neurochirurgo Giulio Maira attraverso il quale ho compiuto un viaggio pieno di fascino all’interno del cervello umano del quale ancora oggi conosciamo solo il 10% delle facoltà. 

Tra le novità letterarie ho adorato il coraggio di Anna Burns che con Milkman si è aggiudicata il Man Booker Prize 2018 (di cui ho scritto qui) e Patria di Fernando Aramburu (di cui pure vi avevo già accennato qui). 

Mi soffermo invece un po’ di più su The Apology di Eve Ensler che è stata la lettura più emozionante e sconvolgente del mio 2019. Se ne è parlato e scritto un po’ troppo poco. Ma credo che questa lettera di scuse che la scrittrice dei Monologhi della Vagina immagina di ricevere dal padre che l’ha violentata sia il manifesto più potente dei nostri tempi, della violenza delle nostre relazioni famigliari e del desiderio di essere amati, quello che accomuna tutti.

Direi che per il 2019 è andata più che bene, per il 2020 dovrò necessariamente provvedere all’acquisto di nuove mensole per tutti i libri che non sono riuscita a resistere alla tentazione di comprare. Fatemi sapere quali sono i libri che avete amato voi e quali consigliate. Auguro a tutti un 2020 ricco di letture entusiasmanti.

UN LIBRO IMPERDIBILE: MILKMAN DI ANNA BURNS

Il 20 settembre è arrivato nelle nostre librerie (grazie a Keller Editore) un romanzo da capogiro. Milkman è il vincitore del Man Booker Prize 2018, uno dei più prestigiosi riconoscimenti letterari a livello mondiale. Anna Burns è la prima scrittrice irlandese ad aggiudicarselo.

In un mondo editoriale sempre più conformista è raro trovarsi di fronte ad un romanzo del genere, giustamente premiato per la sua unicità e il coraggio della sua autrice. 

Cosa lo rende così speciale? Tanto per cominciare i protagonisti e l’ambientazione di questo romanzo non hanno nomi. Dagli accadimenti descritti intuiamo che potremmo trovarci nella Belfast degli anni 70 in pieno conflitto nordirlandese. 

La protagonista di questo peculiare stream of consciousness è una ragazza di 18 anni. Di lei sappiamo che ama i libri: Charles Dickens, Laurence Sterne e Gustave Flaubert vengono citati a più riprese. Li legge mentre cammina e, anche solo per questo motivo, è guardata con diffidenza dalla piccola comunità della cittadina da cui proviene. 

Si rincorre la voce che potrebbe avere una relazione con un uomo più grande, il Milkman del titolo, un uomo ambiguo e pericoloso che in realtà la corteggia fino a molestarla, la confonde e la spaventa. E potrebbe allontanare il suo “forse fidanzato”, a cui lei sembra affezionata pur non avendo gli strumenti per dimostrarlo. 

Di più di questo romanzo sconvolgente, complesso e straordinariamente divertente non voglio raccontarvi. Ma per gli amanti della letteratura, in particolare di William Faulkner, Virginia Woolf e James Joyce, correre in libreria ad acquistarlo è un dovere. 

Non tutti i critici sono stati generosi con Anna Burns. Subito dopo la vittoria del Booker Prize ho letto recensioni volte a sottolineare l’estrema complessità di questo libro, che avrebbe scoraggiato persino ai lettori più audaci. I più accaniti si sono perfino addentrati in una polemica sulle condizioni economiche dell’autrice che, durante la scrittura del romanzo, si sarebbe avvalsa dell’aiuto dei servizi sociali. E ovviamente non è stato facile neanche trovare un editore. Ma lo sapete, per noi donne è sempre tutto più difficile. 

Io l’ho letto in lingua originale e dal mio punto di vista questo libro è un trionfo.  In una società in cui il valore del lavoro artistico è ridotto ai minimi termini ritengo una vera conquista che Anna Burns abbia ricevuto un sostegno dallo Stato. 

Il risultato non è solo considerevole ma rivoluzionario. Milkman è un romanzo che non ha eguali, con una voce unica, estremamente attuale, capace di evocare i disagi e le tensioni che caratterizzano la società contemporanea, dalle costrizioni sociali al terrorismo, dalle molestie sessuali a quei contrasti ancestrali che non c’è modo di risolvere. 

Ma non è il conflitto politico ad interessare maggiore l’autrice, volta piuttosto a prendere di mira l’oppressione dovuta al patriarcato, al conformismo, alla religione e al sessismo tossico. Il risultato è una vita votata alla sfiducia e alla paura. Nonostante lo stile quasi surreale della Burns in questo libro tutto ha il sapore famigliare della realtà. 

La giovane protagonista di Milkman merita la nostra attenzione, come molti di noi vorrebbe evadere dal presente al quale tenta di sopravvivere con tutte le sue forze. Buona lettura a tutti!

MA QUANTO CI ASSOMIGLIA LA SPAGNA?

Dopo ore di maratona Mentana, consultazioni, scambi di poltrone e “inciuci” vari in Italia è nato un nuovo governo. Un altro Paese che sta affrontando la stessa situazione di incertezza che ha vissuto l’Italia fino a qualche giorno fa è la Spagna. 

Oggi il Re Felipe VI incontrerà i leader dei partiti di maggioranza, su tutti il presidente in funzione, Pedro Sanchez, leader del PSOE, e Pablo Iglesias, segretario di Unidad Podemos. Dopo un lunghissimo tira e molla i due potrebbero trovare un accordo per un governo di coalizione ma non è detta l’ultima parola.

Se così non dovesse essere gli spagnoli tornerebbero alle urne per la quarta volta in quattro anni. Un’instabilità politica che accomuna i nostri due Paesi ma mentre noi italiani siamo sempre ad un passo dalla recessione e la nostra crescita raggiunge a stento l’1% annuale, negli ultimi cinque anni la Spagna ha registrato una crescita economica da record.

Dopo una fase particolarmente critica, tra il 2007 e il 2014, con quasi 4 milioni di posti di lavoro persi, un significativo calo del salario e il collasso del settore edile, la Spagna ha cominciato a riprendersi. Un fattore piuttosto inspiegabile se consideriamo le tensioni dovute alla “minaccia” indipendentista e il tasso di disoccupazione che è tuttora il più alto in Europa.

Secondo gli esperti la crescita sarebbe dovuta al fatto che la Spagna faccia meno leva sull’esportazione rispetto all’Italia e alla Germania e che abbia puntata sul settore bancario e  domanda interna che, dopo anni disperati, non poteva che tornare a crescere. 

Sempre gli economisti sono convinti che questa avanzata ha un termine e che sarà proprio questa costante instabilità politica ad influire maggiormente sui conti spagnoli. 

Mi dispiace davvero che in Italia trapelino sempre meno informazioni su un Paese a noi così tanto affine e vicino, non solo in termini geografici. Grazie allo studio dello spagnola ho avuto modo di ascoltare in lingua originale il dibattito parlamentare e, sebbene non scadente quanto il nostro, ho ravvisato moltissime somiglianze tra le argomentazioni i nostri e i loro deputati.

Tanto per cominciare il PSOE e Ciudadanos si sono accusati per giorni di pensare solo alle poltrone. Vi ricorda qualcuno? Dopodiché Pedro Sanchez ha provato a riavvicinarsi ai suoi avversari con un programma contenente ben 370 proposte. Sì, avete capito bene. Altro che i 5 punti di Nicola Zingaretti, i 12 poi divenuti 20 di Luigi Di Maio. 

Proprio in queste ore il Re (nel nostro caso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) ha avviato le consultazioni per capire se è ancora possibile trovare una maggioranza parlamentare o se scogliere le camere e indire nuove elezioni. In serata dovremmo conoscere le sorti del governo spagnolo. Se vi interessa potete trovare costanti aggiornamenti sul sito del principale quotidiano El Pais (https://elpais.com/), sul loro canale You Tube seguire live le dichiarazioni dei protagonisti. 

Io però non ho studiato né economia né politica e quindi mi fa piacere suggerirvi due libri e un film che possono aiutarvi a comprendere le dinamiche che regolano la politica e la società spagnola.

Il primo è Patria di Fernando Aramburu. Ne avrete sentito parlare: è un romanzo del 2016, ha avuto moltissimo successo a livello internazionale e conquistato molti premi.

Nel 1959 in Spagna nacque l’ETA,  un’organizzazione armata di matrice terroristica nata con lo scopo di ottenere l’indipendenza del popolo basco e ispirata alla politica marxista-leninista. Se vi interessa approfondire sappiate che il granissimo Gillo Pontecorvo nel 1979 dedicò un film, Ogro, all’uccisione dell’ammiraglio Carrero Blanco, proprio ad opera dei terroristi dell’ETA. Uno dei protagonisti è Gian Maria Volonté, quindi se non l’avete visto correte ai ripari. 

Il libro di Aramburu attraversa tanti anni di quella storia e ci racconta la vicenda di alcune famiglie, la cui vita si incontra e scontra con quella dei terroristi dell’ETA. Un romanzo di grande valore dedicato alle vittime tanto quanto ai carnefici che basa la sua forza sui sentimenti che hanno animato la lotta dell’ETA, su ideali e sul fanatismo, sull’incomprensibilità della violenza e l’universalità dell’amore. Un pezzo di storia, solo in parte paragonabile a ciò che avvenne in Italia con le Brigate Rosse, che finalmente la letteratura spagnola trova il coraggio di affrontare. Vivamente consigliato.

Per tornare al presente vi indirizzo fortemente all’acquisto del nuovo romanzo di Manuel Vilas, In tutto c’è stata bellezza. Un memoir atipico, malinconico, coraggioso e spietato in cui emergono tutte le criticità del suo paese natio. Vilas critica apertamente la società spagnola, il trionfo dell’individualismo, insofferente (da ex professore) ad un sistema scolastico reprimente e stantio, la disuguaglianza di genere (la “la schiavitù delle donne”). Queste considerazioni di alternano a profonde riflessioni sulla vita, sulla perdita, sui rimpianti e sull’amore, che rendono questo libro una vera pietra miliare. Imperdibile.

Dovreste trovare ancora in qualche sala il film Il Regno. Impegnatevi a recuperarlo. Se siete curiosi di sapere come è percepita la classe dirigente in Spagna guardare questo film è il modo giusto per scoprirlo. La precisione della scrittura di Rodrigo Sorogoyen e della sua regia incalzante, insieme alla bravura dell’attore protagonista Antonio de la Torre lo rendono un vero gioiellino. Il film giusto per avventurarsi nei meandri di un labirinto fatto di corruzione, avidità e ossessione e chiedersi da che parte stare.

Leggendo questi libri e guardando questi film vi renderete conto anche voi delle tante somiglianze tra la nostra politica e quella spagnola. In questi ultimi anni mi sono sembrati migliori nella loro rappresentazione artistica. Voi che ne pensate?