Oltre la notte: il ritorno di Fatih Akin, un regista contro

Un film non può cambiare il mondo ma il cinema, per chi lo ama, chi lo studia,  chi lo ammira con curiosità, può giocare un ruolo determinante nel ricucire conflitti e infrangere tabù. Quello di Fatih Akin, regista tedesco di origini turche, lo è per definizione. Senza porsi alcun limite, questo imprevedibile cineasta riempie lo schermo di personaggi indomiti, storie pungenti e trame rocambolesche. Laddove la diversità è sempre in primo piano e le emozioni si traducono in veri e propri pugni nello stomaco.

Da La sposa turca – storia di un atipico matrimonio nato da un irrefrenabile voglia di libertà –  a Il Padre – dedicato al genocidio armeno – ogni suo film è accolto come un piccolo evento e corteggiato dalle kermesse cinematografiche più prestigiose d’Europa. In Turchia torcono il naso. Il Padre ha fatto sì che i negazionisti dell’olocausto lo reputassero “un traditore”, “un nemico pubblico” ma lui racconta fieramente che sui social è molto seguito dalle donne turche. “E non perché sia un bell’uomo, ma perché credo che l’onestà e la libertà presenti nei miei film gli stiano molto a cuore”.

L’ultimo, Oltre la notte (nelle nostre sale da giovedì 15 marzo) è ambientato nella sua Amburgo ma non c’è spettatore al mondo che possa sentirsi estraneo dinanzi a quanto raccontato. Katja Sekerci (una Diane Kruger da Palma d’oro a Cannes) conduce una vita felice con suo marito Nuri e il figlio di sei anni. Un attentato terrorista di matrice neonazista li allontanerà per sempre. Dilaniata dal dolore la giovane donna proverà ad ottenere giustizia, prima in un’aula di tribunale, poi a modo suo.

Una manciata di scene è sufficiente per comprendere l’amore che regna nella famiglia di Katja. Poi l’orrore e in un attimo le vittime, in quanto curde, sono catapultate sul banco degli imputati. Il pregiudizio ha la meglio perfino su una morte data dall’odio razziale che si traduce in assenza di giustizia e alimenta la sete di vendetta.

Come spesso accade nella realtà la diversità è interpretata come una colpa da espiare e le vittime vengono come uccise una seconda volta. Il film è ispirato agli omicidi xenofobi che i neonazisti hanno compiuto in Germania dal 2000 al 2007. Il processo è ancora in corso ed è per questo che Oltre la notte non è tratto da una storia vera. “Quello che mi ha maggiormente colpito è che le indagini si sono immediatamente concentrate sulla mafia turca”, racconta Akin. “Solo nel 2011 sono stati individuali i reali responsabili”.

Il film non si limita ad evocare le dolorose immagini dei recenti attentati terroristici ad opera dell’ISIS che hanno colpito l’Europa. Akin si immerge nello scenario di guerra in cui viviamo, filmando con grande abilità il comportamento e le emozioni di una donna che reagisce in maniera diversa rispetto a quella a cui siamo più abituati. Non rilascia interviste, non elabora il lutto, piuttosto si scaglia con rabbia contro gli assassini della sua famiglia, rifiuta l’aiuto di chi la ama e allontana dalla mente l’idea di una vita che non sarà più quella che aveva scelto di vivere.

Oltre la notte ha ottenuto un bel successo in Germania – di cui da almeno 15 anni è indubbiamente il regista di riferimento – e la vittoria del Golden Globe come miglior film straniero. Dopo una campagna elettorale in cui ha trionfato la caccia al nemico e un risultato che ha premiato chi guadagna consensi ostracizzando gli immigrati, anche in Italia avremmo un gran bisogno che il pubblico si rechi in sala a guardarlo. Perché sebbene questa volta il finale del film appaia disarmante, il cinema di Akin continua a coinvolgere le minoranze, mette in discussione l’integrazione e agisce da mediatore culturale. “In Germania siamo soliti dimenticare, tralasciare eventi importanti, disinteressarci alla realtà. Ecco perché ci tenevo a rendere questo film il più popolare possibile, a raggiungere un pubblico più eterogeneo attraverso un thriller avvincente”.   

Contrariamente ai suoi film precedenti qui l’incontro non si sostituisce allo scontro e all’odio non si risponde con il perdono. In Oltre la notte Fatih Akin ci sbatte in faccia ciò che siamo diventati, ciò che rischiamo di legittimare stigmatizzando lo straniero e ci offre l’opportunità di riflettere sulle conseguenze che può innescare la guerra che quotidianamente dichiariamo al diverso.

Originariamente pubblicato su Esquire Italia

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