Umberto Eco, a due anni dalla morte

Due anni fa, il 20 febbraio 2016, l’Italia perdeva Umberto Eco: uno degli ultimi grandi intellettuali ereditati dal Novecento. Lo voglio ricordare attraverso le parole della mia recensione di Numero Zero, l’ultimo dei suoi bellissimi libri che ho avuto l’onore di leggere. La scrissi per una delle testate che nei miei anni di formazione mi ha dato la possibilità di “farmi le ossa”. Daringtodo ha chiuso da qualche tempo e i miei tanti articoli sono purtroppo introvabili in rete. L’anniversario della morte di Umberto Eco mi offre un motivo in più per riproporvelo. E non posso non farvi notare quanto attuali siano purtroppo le sue osservazioni nel bel mezzo di una delle campagne elettorali più meschine e prive di contenuto che si ricordi. Buona lettura!

Numero zero: Umberto Eco racconta gli uomini senza qualità

A cinque anni dalla pubblicazione de Il cimitero di Praga, Umberto Eco torna nelle librerie con il romanzo breve Numero zero dove racconta storie di cattivo giornalismo, avvalendosi del concetto di società liquida teorizzato dal sociologo polacco Zygmunt Bauman (1925-2017). Per il suo settimo romanzo lo scrittore ottantatreenne, che Roberto Benigni ha definito il più importante intellettuale oggi in Italia, ha deciso di raccontare la storia di una fantomatica redazione del giornale “Domani” che non verrà mai alla luce (da qui il titolo “numero zero”) perché il suo vero scopo è quello di agire come macchina del fango con l’intento di delegittimare determinati obiettivi politici.

Il tono con cui Eco affronta la vicenda e la descrizione degli eccentrici personaggi protagonisti è prevalentemente grottesco. D’altronde la narrazione procede passando in rassegna tutti i difetti del giornalismo italiano, i vizi culturali e le magagne politiche del nostro Paese. Non è un caso che Eco ambienti il romanzo nella Milano del 1992, inserendosi nel contesto delle mazzette di Mario Chiesa e delle indagini di Antonio di Pietro che diedero il via alla scoperta di Tangentopoli e all’inchiesta Mani Pulite.

Da fine intellettuale qual è Umberto Eco fa un’analisi lucida del nostro passato, della deformazione e della manipolazione degli eventi storici che ci sono stati tramandati per aiutarci a comprendere il presente. Il giornalismo diventa qui il principale imputato di una crisi di vasta entità in quanto generatore di un mondo di bugie, dove tutti mentono e domina la cultura del sospetto.

In Numero zero Umberto Eco rinuncia, per una volta, alla sua proverbiale erudizione (pur non escludendo citazioni filosofiche, storiche, letterarie e perfino cinematografiche) per realizzare un romanzo essenziale, talvolta cupo e intriso di disillusione nonché “un perfetto manuale per il cattivo giornalismo”

Tramite le parole del caporedattore Simei, che si serve degli altri nella stessa misura in cui viene usato per soddisfare i capricci del commendatore proprietario del quotidiano, riflettiamo sull’importanza e sull’influenza della comunicazione. “I giornali insegnano alla gente come deve pensare”, sostiene Simei per giustificare la prevalenza degli oroscopi sul giornalismo d’inchiesta. E il risultato di questa (dis)educazione non è soltanto ipotetico, ma reale se pensiamo che questa settimana, nel 2015, il libro più venduto in Italia è proprio quello sull’oroscopo di Paolo Fox.

I lettori, secondo la logica del potere, non vanno allarmati, ma rassicurati. Non bisogna creare complessi di inferiorità né osare parlare della verità ed è severamente vietato inimicarsi i più forti: le forze dell’ordine, i politici, la Mafia. Una redazione immaginaria? Mica tanto! Leggendo le pagine di Eco non si può non pensare ai nostri quotidiani e alla loro totale mancanza di autonomia laddove spesso i giornalisti interpretano il ruolo di servi di una dittatura basata sulla mediocrità.

Ancora una volta Umberto Eco con la sua straordinaria capacità di analisi da giornalista d’esperienza, talentuoso semiologo e abile scrittore tratteggia il ritratto ironico e disilluso di una Paese alla deriva, che non riesce più a scindere l’informazione dalla conoscenza né a ragionare in modo autonomo. “Maia mi ha restituito la pace, la fiducia in me stesso, o almeno la calma sfiducia nel mondo che mi circonda”, afferma nel finale Colonna, un ghost writer fallito e perdente per natura che tuttavia trova consolazione in un disperato amore. Dopotutto domani è un altro giorno (scrive Eco citando Via col vento). Sì, per girare la faccia dall’altra parte!

Numero zero locandina

 

 

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