Cristiana Dell’Anna: «All’inizio ero sola, poi il successo, ora l’amore»

Il successo di Gomorra avrebbe travolto chiunque. Non lei. Cristiana Dell’Anna, napoletana, classe 1985, è una donna concreta e decisa. Nell’ultima stagione la sua Patrizia ha spiazzato tutti, cedendo al fascino del potere. Morto Don Pietro, il suo personaggio si è evoluto in una donna calcolatrice e senza scrupoli che prossimamente potrebbe dare filo da torcere a Genny Savastano e tutti i suoi discepoli. Lo sguardo intenso e il carattere di Dell’Anna hanno conquistato Luca Barbareschi che di recente le ha proposto di collaborare a due progetti. Il primo è il film dedicato a Rocco Chinnici in cui ha interpretato la figlia Caterina. Il secondo si intitola In punta di piedi ed è la storia del sogno di una giovane ballerina in terra di camorra. È ispirata a fatti realmente accaduti e andrà in onda lunedì 5 febbraio su Rai1.

Prima Caterina Chinnici, ora la mamma coraggio protagonista In punta di piedi. Due storie di giustizia e riscatto sociale, un bel salto da Gomorra.

«Cambiare registro è fondamentale. Sono molto pignola nella scelta dei miei progetti, anche perché credo che non variare mai i propri ruoli per un attore equivale ad un vero suicidio. Vorrei che fossero gli uomini a guardare In punta di piedi, sono loro a dover capire quanto è grande la forza delle donne, noi lo sappiamo già».

Come nasce la sua passione per la recitazione?

«Ero appena una ragazzina quando ho capito che la recitazione era la mia forma di espressione. Poi mi sono iscritta all’università ma non riuscivo a sentirmi realizzata. Così ho fatto i bagagli e sono partita per Londra contro il volere di tutti».

Che difficoltà ha dovuto affrontare per realizzare il suo sogno?

«In Italia gli attori non godono di grande considerazione. In Inghilterra sono persone colte, spesso laureate, che non curano soltanto la propria esperienza professionale. Quando ho comunicato ai miei genitori che sognavo di fare l’attrice ho letto lo sconforto nel loro sguardo e ho dovuto dimostrare di potercela fare prima di ottenere il loro sostegno. Inizialmente ero sola con le mie difficolta da donna e, in particolare, da donna del Sud Italia».

La prima persona a credere in lei?

«Mio fratello maggiore, Giuseppe. A lui non sono servite dimostrazioni».

Cristiana-dell-anna-cover-desktop-1200x425

Londra come l’ha accolta?

«Benissimo. È stata una culla. Sentivo la necessità di confrontarmi con una realtà diversa ed essendo bilingue fin da ragazzina l’Inghilterra per me è stata una scelta naturale. Volevo studiare Shakespeare nella patria del teatro. Londra mi ha dato l’opportunità di diventare quello che volevo. La Brexit mi ha spezzato il cuore».

A quali attori guardava con ammirazione in quel periodo?

«A nessuno in particolare. Io sono sempre stata il punto di riferimento di me stessa. Ho sempre voluto fare le cose a modo mio. Non mi è mai piaciuta l’idea di dover somigliare a qualcun altro».

Poi è arrivato il successo con Gomorra. Come l’ha vissuto?

«Ha portato con sé tanto lavoro e tanti riconoscimenti che fanno piacere. Ma vorrei che si limitasse a quello. La fama mi mette un po’ d’ansia».

Che cosa la preoccupa?

«L’invadenza e la possibilità di essere usata soltanto come oggetto pubblico. Sono un po’ schiva, non faccio molta vita mondana. Credo di essere brava a difendere la mia vita privata e ho una famiglia forte alle spalle che mi ha sempre protetta».

Gomorra ha tanti fan ma anche qualche detrattore. Come affronta le critiche di chi pensa che dia un’immagine lesiva della città di Napoli?

«Ormai con grande noia. Se prima mi impegnavo a difendere un progetto in cui credo tantissimo adesso sta diventando stancante sentirsi ripetere sempre le stesse cose e non aver superato un argomento che non sta proprio in piedi. La mia opinione è sempre la stessa: raccontare il male è necessario per trovare soluzioni».

Il suo rapporto personale con la città?

«Conflittuale, come quello di tutti i napoletani. Ma è la mia città, ci vivo e la amo tantissimo. Vorrei migliorarla. Spero di farlo attraverso il mio lavoro».

Che cosa la infastidisce?

«L’egoismo. Abbiamo perso il senso comunitario segnando la nostra fine».

E ora a cosa ambisce?

«A sposarmi! (ride, n.d.r.)».

Mi sta dicendo che ha trovato l’amore?

«Sì, finalmente. Le do questa piccola anteprima. Era l’unica cosa che mi mancava. Lo desideravo tanto. Ma non mi faccia aggiungere altro, voglio che la mia vita privata rimanga mia».

Originariamente pubblicata su VanityFair.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...