C’est la vie – Prendila come viene: pronti a piangere dal ridere?

I matrimoni sono spesso un incubo, per gli sposi, stressati dai preparativi, e per gli invitati, costretti a partecipare ad interminabili cerimonie. Lo è di certo quello di C’est la vie – Prendila come viene, il nuovo film dei registi di Quasi Amici, in sala dall’1 febbraio.

A rendere speciale il giorno più bello della vita di Pierre ed Helena, presuntuoso e petulante lui quanto remissiva e accomodante lei, dovrebbe essere Max (un super Jean-Pierre Bacri), wedding planner sull’orlo di una crisi di nervi.

Ma tra camerieri improvvisati, cuochi squinternati e fotografi in declino nell’elegante location scelta per l’occasione, un bellissimo castello del 17esimo secolo, nulla andrà come previsto. A partire dalle scelte musicali, raffinate quelle richieste da Pierre, pacchiane quelle che propone l’egocentrico DJ James. Esilarante la sua performance sulle note di Se bastasse una canzone di Eros Ramazzotti.

Ad interpretarlo un inedito Gilles Lellouche: «È stato molto divertente impersonare un uomo che sembra un macho senza cervello, un vero stronzo, e che si riscopre un timido dal cuore tenero. Eric e Olivier sono dei maestri nel ribaltamento dei cliché».

C’est la vie è una commedia corale che ha un’ambizione precisa, spiega il regista Eric Toledano. «Gli attacchi terroristici hanno generato un grande clima di tensione in Francia. Entrare in sala e vedere le persone ridere rilassate è il traguardo più importante che un regista possa raggiungere di questi tempi. La commedia è l’unico espediente che conosciamo per nascondere la tristezza».

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Ma non solo. Come in Quasi Amici («una luce che ha illuminato le nostre vite, un film al quale siamo molto legati emotivamente», affermano i registi), anche qui Toledano e Oliver Nakache sono bravi a far convergere mondi apparentemente distanti. Nella crew multietnica gestita da Max (il cui mantra è «dobbiamo adattarci») non c’è dialogo e tutti si urlano addosso cercando di imporre il proprio punto di vista su ogni singola questione. Ma nel momento di massima emergenza lo spirito di squadra avrà la meglio e ognuno di loro offrirà il proprio contributo per non far naufragare la festa.

Un film non meno politico dei loro precedenti che dimostra come vivere in armonia sia possibile solo attraverso l’accettazione e la tolleranza  e che adattarsi è l’unico modo che abbiamo per poter convivere pacificamente. «Viviamo in una società dove siamo costantemente connessi ma mai in ascolto dell’altro. Comunichiamo per finta e siamo sempre più soli. Fortunatamente il cinema non ha ancora perso la capacità di emozionare e unire».

Un pensiero che Toledano rivolge soprattutto agli americani: «Furono gli unici a stroncare Quasi Amici. Hanno completamente frainteso le intenzioni di un film che voleva essere di riconciliazione dandoci addirittura dei razzisti. Non credo che quella reazione, così isterica, fosse un buon segno e Trump ne è la dimostrazione».

Originariamente pubblicato su Vanity Fair Italia

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