Gary Oldman, Winston & I

«La recitazione per me è sempre stato un antidoto all’autocommiserazione. È l’unico momento in cui posso riguardarmi serenamente senza angosciarmi per le mie insicurezze». A parlare è Gary Oldman, 59 anni, uno dei più grandi attori della sua generazione. Lo prova ancora una volta ne L’ora più buia (nelle sale dal 18 gennaio), l’ultimo film di Joe Wright (Espiazione, Orgoglio e pregiudizio) dove interpreta Winston Churchill.

Seconda Guerra Mondiale. Siamo nella tarda primavera del 1940, Adolf Hitler ha invaso la Francia e bloccato gran parte dell’esercito inglese sulla spiaggia di Dunkerque. Il primo ministro inglese viene sostituito da Churchill che concepisce la cosiddetta operazione Dynamo e trae in salvo 300 mila soldati dati per spacciati.

Se Dunkirk di Christopher Nolan ci catapulta sul campo di battaglia, L’ora più buia è il frenetico racconto delle settimane cruciali che dovette affrontare Churchill prima dell’evacuazione che cambiò il corso della storia.

«La mia opinione di Churchill è stata molto influenzata dagli attori che l’hanno interpretato prima di me e coincideva con l’immagine di un vecchio scontroso, di un musone», ci spiega Oldman. «Dalle immagini di repertorio ho riscoperto un uomo di 65 anni con occhi scintillanti che si muoveva con la stessa energia di uno di 30. Il mio obiettivo era allontanarmi dai cliché e mostrare finalmente un uomo dinamico».

L’attore britannico aveva già interpretato personaggi realmente esistiti, come Sid Vicious o Lee Harvey Oswald, ma Churchill, come ci racconta lui stesso «non ha paragoni».

«Era un attore nato, perfettamente consapevole della propria autorevolezza. Non esiste al mondo un Presidente o un Primo Ministro che abbia scritto più parole di Shakespeare e Dickens messi insieme, pubblicato 50 libri, dipinto 500 quadri esibiti in 16 mostre alla Royal Academy o vinto il premio Nobel per la Letteratura. Leggo e leggerò i suoi scritti per i prossimi dieci anni e ogni volta penso che sarei disposto ad uccidermi pur concepire osservazioni così brillanti».

Sulla falsa riga del Lincoln di Steven Spielberg, interpretato da Daniel Day-Lewis, Joe Wright delinea un ritratto originale e spregiudicato di Churchill. Gary Oldman riesce a catturare perfettamente una delle voci più eloquenti ed esaltanti della storia recente. Negli anni tanti grandi attori hanno prestato il volto a Winston Churchill, da Richard Burton al più recente John Lithgow nella serie Netflix The Crown.

Nessuno di loro era finora riuscito a farlo come Gary Oldman. Per questo motivo, fin dalla première mondiale del film al Telluride la stampa internazionale ha scommesso sulla sua vittoria del premio Oscar. In 35 anni di carriera Oldman ha ricevuto una sola nomination. Forse era necessario il Primo Ministro che salvò la Gran Bretagna – e il mondo intero – dal fascismo per fargli agguantare la statuetta.

Lui, con sorprendente umiltà, ci fa notare che ha accolto la sfida con eguale terrore ed eccitazione. «A questo punto della mia carriera sono perfettamente in grado di accettare i rischi che comportano le interpretazioni di celebri personaggi. Cosa sarebbe potuto mai accadere di così grave? Oldman prova ad interpretare Churchill ma fallisce? Credo di poterci convivere». Il momento più emozionante?. “Ho imparato alla perfezione le battute più importanti del discorso di Churchill alla Camera dei Comuni e ho aspettato l’intero film per ripeterle. Ero come un bambino che aspettava Natale. Non vedevo l’ora di scartare il regalo».

L’ora più buia è da molti considerato il film più attuale dell’anno. «Sicuramente ci sono degli elementi di attualità ma oggi viviamo in un mondo molto diverso e non so come se la sarebbe cavata il vecchio Churchill. Siamo passati dall’oratoria agli emoji». Se Gary Oldman ha ancora qualche sogno nel cassetto? «In tutti questi anni sono stato fortunato ma qualche rimpianto ce l’ho. Ho sempre pensato di poter essere un buon Amleto e, a  quasi 60 anni, credo che mi rimangano solo Iago o Re Lear».

Originariamente pubblicato su D – La Repubblica

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