The Girlfriend Experience 2, Anna Friel: «Il sesso? Ancora un tabù»

In pieno scandalo Weinstein torna The Girlfriend Experience (dal 6 novembre su Infinity), con una seconda stagione che si preannuncia più scandalosa della prima. Basato sull’omonimo film di Steven Soderbergh (qui produttore esecutivo) The Girlfriend Experience passa da un rigoroso character study con protagonista la sensuale Riley Keough ad una struttura bipartita. Due storie parallele, ciascuna a cura dei registi/sceneggiatori Lodge Kerrigan e Amy Seimetz, sviluppate in 14 episodi che costituiscono uno strano mix tra House of Cards e Diario di una squillo perbene.

Nella prima storyline Anna Friel (Marcella) è la direttrice finanziaria di un comitato di raccolta fondi repubblicano che si serve dell’aiuto della escort Anna (Louisa Krause) per affossare i suoi avversari politici. L’iniziale attrazione fisica sfocerà in un’inaspettata relazione saffica. Nel secondo segmento seguiamo invece Bria Jones (Carmen Ejogo), una prostituta di alto bordo che entra in un programma di protezione testimoni per sfuggire ad una relazione violenta.

Non è ancora chiaro se le due storie si incroceranno ad un certo punto della stagione, rimangono invece chiari gli intenti dello show: scandalizzare e sedurre lo spettatore. The Girlfriend Experience si conferma un progetto audace e ambizioso, un corporate-thriller su soldi, potere e corruzione ma anche uno studio costante dello sessualità femminile di cui mira a sovvertire la comune concezione. Ne abbiamo parlato con la protagonista Anna Friel.

Come ha ottenuto la parte?

«Quando il mio agente mi ha inviato lo script non avevo ancora visto la prima stagione. L’ho trovato incredibile, sono rimasta affascinata dall’opportunità di esplorare le dinamiche del corpo in una relazione tra due donne».

Non ha avuto nessun timore ad affrontare scene di sesso così esplicite?

«Sarei una bugiarda se lo negassi. Provengo da una famiglia molto aperta e quindi non mi hanno turbato le scene di sesso che avrei dovuto interpretare. Non le nascondo che a 41 anni mi intimidiva l’idea di recitare nuda ma ho il rischio nel sangue. Pensi che sono stata la prima attrice a dare un bacio ad una donna in uno show tv intitolato Brookside. Avevo 16 anni».

Che cosa pensa che spinga Erica e Anna l’una tra le braccia dell’altra?

«Credo che siano attratte dallo scambio dei ruoli. Erica ha sempre subito e in questo rapporto è finalmente al comando. Non sa che cosa significhi essere trattata con gentilezza. Mentre la prima serie si concentrava sulla escort, questa è più focalizzata su chi le sta accanto».

Perché crede che le scene di sesso omosessuale suscitino ancora un tale clamore?

«Sono un tabù, abbiamo ancora una visione vittoriana dei rapporti di coppia. Noi donne abbiamo ancora paura delle reazioni che può causare il nostro comportamento. Una paura autentica di risultare inadeguate, perfino malvagie».

In questo senso la serie ha il merito di abbattere delle barriere. Il sesso è raccontato solo dal punto di vista delle donne…

«Io credo che The Girlfriend Experience affronti la sessualità femminile senza mostrare nulla di osceno ma, allo stesso tempo, senza privare lo spettatore della visione di tutto ciò che concerne la sfera sessuale. Un notevole passo in avanti».

Lei che rapporto ha con il sesso?

«Fin quando non c’è un abuso, ti senti al sicuro e a tuo agio il sesso è un’esperienza meravigliosa. I miei genitori stanno insieme da 44 anni e hanno ancora una vita sessuale attiva. Sono orgogliosa di loro. Che scema! Sto parlando con un’italiana. Per voi è molto più semplice. Siete il sesso e la passione personificati!».

Che tipo di indicazioni riceveva sul set da parte dei registi?

«Innanzitutto devo ringraziarli per il senso dell’umorismo con il quale hanno stemperato i momenti di tensione. C’è una grande differenza tra questa serie e un film porno. Noi attrici indossavamo delle protesi genitali piuttosto fastidiose. Nulla di paragonabile al dolore provato durante la depilazione completa dell’inguine!».

Originariamente pubblicato il 6-11-2017 su VanityFair.it

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