Rose on Saturdays, il notiziario della settimana: “Annunciazione! Annunciazione!”

Buon pomeriggio,

è ora online il secondo episodio della mia rubrica Rose on Saturdays. Questa settimana le mie scelte hanno preso spunto dallo scandalo Weinstein e dalla presunta rivoluzione femminile che il caso potrebbe generare. Se siete curiosi di conoscerle vi invito a guardare il mio video e a condividere le vostre opinioni su questa pagina, sul mio canale YouTube o sulle pagine social. In questo spazio ne approfitto invece per raccontarvi gli eventi che hanno caratterizzato la mia settimana.

Ho cominciato malissimo. Per la prossima settimana era prevista la pubblicazione di due miei articoli su uno dei settimanali con cui collaboro. Due servizi realizzati al Toronto International Film Festival e concordati a settembre con la caporedattrice che nelle ultime settimane aveva ignorato le mie mail e le mie chiamate facendomi temere per il peggio. I due pezzi sono saltati senza troppe spiegazioni: “comprendo la tua frustrazione ma la programmazione può cambiare”. Tante grazie e arrivederci. Se vi stavate chiedendo cosa significasse lavorare da giornalista freelance in Italia questo ne è un esempio lampante.

Non è abbastanza? Il 17 ottobre scrivo all’ufficio stampa di una nota casa editrice per chiederle il PDF di un libro che avrei dovuto recensire. L’addetta mi risponde proponendomi l’intervista con l’autrice. Prendo accordi con la testata e ABACADABRA dieci giorni dopo, la stessa addetta mi scrive che non è possibile realizzare l’intervista né tramite mail, né via telefono né tantomeno di persona. Rimandiamo alla fine del tour europeo? Ed ecco un altro servizio, altre ore di lavoro buttate nel cesso, perdonatemi  l’espressione colorita. Benvenuti nel mio mondo!

Giovedì è cominciata la Festa del Cinema di Roma, un evento così deprimente a cui ho quasi sempre evitato di partecipare. Quest’anno decido di fare un’eccezione. Mi costa 60 euro solo l’accredito stampa. Per avere in cambio cosa? Nessuna diretta streaming per agevolarmi il lavoro, 0 anteprime internazionali, ospiti non intervistatili o (nel caso degli attori) riciclati da altri festival e una sala stampa che mi mette a rischio insolazione e che apre alle 10 (per carità, fate con calma, io mi alzo solo alle 5 per venire!).

Fortuna che a consolarmi ci sono sempre loro. I miei amati film. Ne ho visti alcuni molto belli, su tutti Detroit di Kathryn Bigelow. Ve ne parlerò forse in prossimità dell’uscita (23 novembre, segnate sul calendario). Ma non basta. Lo stress è troppo. Ho deciso di fare la pendolare per risparmiare sul costo dell’alloggio e soprattutto per tornare qualche ora a casa, in terra amica. All’andata prendo il treno delle 6. Il ritorno è quasi sempre un’incognita. Questo è il riassunto della mia settimana. Spero che la vostra possa dirsi migliore.

Quanto alle visioni, che arricchiscono sempre il mio tempo, vi annuncio che Chakra è ufficialmente il mio programma televisivo preferito. La trasmissione condotta da Michela Murgia (che amo sempre di più) è un’occasione unica di confronto sui temi più controversi (dall’utero in affitto – puntata che neanche a dirlo ha scatenato un putiferio – allo IUS soli), una vera gemma nel nostro panorama televisivo.

Ho trovato invece scioccante che nel corso dell’ultima puntata di TV Talk le parole della Murgia stessa che faceva riferimento a 3/4 conduttori italiani che potrebbero essere accusati di molestie sessuali nessuno della trasmissione condotta da Massimo Bernardini, compresi analisti e ospiti, abbia osato chiederle a chi si riferisse. Ma non era il nostro il Paese che ha condannato senza appello Asia Argento e l’intera comunità hollywoodiana per l’atteggiamento omertoso mostrato dal caso Weinstein? Da che pulpito!

Per oggi e per questa settimana mi sembra possa essere tutto, la misura è colma, l’indignazione, la delusione e la rabbia incontenibili. Ma siamo sempre in tempo per cambiare, almeno credo.

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