Emma Stone: “La battaglia dei sessi”? Non è mai finita

Ci sono film che cambiano la vita sia a chi li guarda che a chi li interpreta. La La Land è uno di questi. Il giorno dopo l’anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia la vita di Emma Stone non è più stata la stessa. Premio Oscar a soli 28 anni, attrice più pagata e richiesta di Hollywood, nuovo volto Louis Vitton. Da quel sogno ad occhi aperti che rappresenta il film di Damien Chazelle Emma, l’attrice dai grandi occhi verdi la cui bellezza è forse inferiore soltanto al suo talento, non si è mai veramente svegliata.

E siccome è ben consapevole dell’importanza che il mondo del cinema le attribuisce, dopo Mia la Stone ha scelto di interpretare Billie Jean King, icona dello sport e del femminismo. “Io amo le donne, a letto e in cucina”, con queste parole il campione di tennis Bobby Riggs sfidava la campionessa in carica Billie Jean King in un match che il 20 settembre 1973 avrebbe cambiato il corso della storia.

E così nell’America di Donald J. Trump e di Harvey Weinstein c’è un attore (Steve Carell) che accetta di ridursi il cachet affinché un’attrice (Emma Stone) accetti la parte della protagonista ne La battaglia dei sessi, nelle sale dal 19 ottobre, riproponendo un celebre episodio che non possiamo ancora permetterci di archiviare.

Com’è stato interpretare per la prima volta un personaggio veramente esistito?

Mi sono sentita sotto pressione ma Billie mi è stata di aiuto e mi ha offerto tutto il suo supporto. È stata una fortuna ricevere l’opportunità di interpretare un personaggio di così grande ispirazione.

Billie Jean è una donna dotata di grande coraggio e determinazione, un vero simbolo negli Stati Uniti. Come crede di essere riuscita ad assorbire queste sue qualità?

Non posso in alcun modo paragonarmi a lei. Ho scartato questa ipotesi fin dall’inizio (ride, n.d.r.). L’unica cosa che potevo fare era studiarla il più possibile e catturarne la sua essenza. Ho tentato di ridare vita al suo spirito in maniera realistica senza provare ad imitare una donna letteralmente inimitabile.

La cosiddetta “battaglia dei sessi” è un episodio ancora molto rilevante. Non crede?

Sì, e sono grata di aver realizzato un film che lo sia. Ma allo stesso tempo mi sento terribilmente sfiduciata dal fatto che il sessismo faccia ancora parte del nostro mondo. Le discriminazioni di ogni genere sono all’ordine del giorno e credo che abbiamo ancora molto da fare per sradicarle dalla nostra società.

C’è qualcosa che possiamo fare per accelerare questo processo?

Ne sono certa. Credo che non sia solo una prerogativa delle star. Oggi noi tutti abbiamo delle piattaforme attraverso le quali esprimere il proprio pensiero, dobbiamo solo scegliere in che modalità. Personalmente alcune volte rimango vittima di una mentalità da perfezionista e sono molto dura con me stessa, troppo autocritica. Confrontarmi con una persona come Billie Jean mi ha insegnato che, a prescindere dalle proprie difficoltà, bisogna trovare il coraggio di alzare la voce e battersi per ciò in cui si crede.

Che rapporto aveva con il tennis prima di cominciare le riprese del film?

Non sono mai stata una persona atletica. Mi era capitato di giocare a tennis 2 o 3 volte all’età di 12 anni. Billie Jean mi ha detto: “Emma tu sai ballare giusto? Ecco immagina che il campo da tennis sia la mia pista da ballo”. Con quella prospettiva in testa è stato tutto leggermente più facile.

Pubblicato originariamente su Amica.it

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