Gaga: Five Foot Two, la regina del pop su Netflix

Rah rah ah-ah-ah! Ro mah ro-mah-mah Gaga oh-la-la! Nelle orecchie degli spettatori del Toronto International Film Festival quest’anno non risuona lo colonna sonora di qualche film evento come fu l’anno scorso La La Land. Ma Bad Romance, la hit del 2009 che Lady Gaga ha riproposto in una splendida versione acustica al pubblico canadese in occasione della premiere mondiale del documentario Gaga: Five Foot Two.

Secondo i critici di Variety questa edizione del TIFF non sarebbe stata la stessa senza quella performance che introduce un film che parte evidentemente dall’esigenza di Gaga, all’anagrafe Stefani Joanne Angelina Germanotta, di raccontarsi apertamente al suo pubblico. Per farlo si affida al regista americano Chris Moukarbel, autore dell’ottimo documentario Banksy Does New York, che offre un ritratto personalizzato di  una delle poche icone della musica pop che è riuscita ad imporsi nell’ultimo decennio.

A 31 anni la cantante sembra essere alla ricerca di una nuova definizione di se stessa. Il documentario ci presenta una Gaga inedita. Stravagante certo, tremendamente ironica, ma anche ansiosa, melanconica, sola, addolorata. La seguiamo nella preparazione del suo ultimo album Joanne, ne condividiamo l’entusiasmo per la performance al Super Bowl e ridiamo dello scambio di battute con Madonna. “Posso anche farle schifo ma a New York siamo abituati a confrontarci con le persone, a dire in faccia ciò che pensiamo”, le rimprovera.

“Nel mio documentario ho rivelato tanti miei segreti”, ammette all’incontro con la stampa. Tra questi le sue battaglie quotidiane contro la depressione, l’ansia, il disturbo da stress post traumatico e un dolore fisico cronico che la tormenta ormai da circa tre anni (in seguito ad una frattura dell’anca) e che si acuisce quando è in procinto di andare in scena. Traumatica anche la rottura del fidanzamento con Taylor Kinney quando la coppia era ad un passo dalle nozze.

“In amore sono un disastro. Ho venduto 10 milioni di dischi e ho perso Matt, poi 30 e ho perso Luke. Dopo il film (si riferisce al remake di È nata una stella di Bradley Cooper) se ne è andato anche Taylor. Il mio cuore si è spezzato per la terza volta”, racconta commossa. Ma ci tiene a ribadire a più riprese la sua crescita personale quasi a dar l’impressione che l’unica persona che tenga davvero a convincere sia se stessa. “Sono sempre stata insicura, in tutto, ma ho imparato ad accettarmi, ad amarmi per ciò che sono”.

C’è forse un eccesso di esibizionismo nell’esibizione del dolore e forse una mancanza di autenticità che in alcuni momenti sembrano voler favorire più il culto della diva che il reale profilo della persona. Tampona accidentalmente l’auto del suo amato produttore Mark Ronson, si mostra in topless in piscina, sciorina una battuta dopo l’altra e poi si scioglie in lacrime in men che non si dica. La parte che ci auguriamo sia più vera coincide con quella in cui si mostra generosa e affettuosa con il suo team, cui sembra sinceramente affezionata.

Gaga: Five Foot Two è senz’altro un regalo per i fan, come spesso accade in questi casi, ma anche una divertente incursione nella vita quotidiana di una star dei nostri tempi che potrebbe interessare anche i meno appassionati.

Ovviamente manca quel carattere leggendario che Gaga, come molti artisti della sua generazione, per quanto dotati, non sono ancora riusciti a sfoderare. Ma l’operazione è riuscita. E dopo la visione del documentario, a maggior ragione dopo averne avuto un assaggio dal vivo al TIFF, si muore dalla voglia di ascoltare un suo album, di conoscere vizi e virtù di un’artista già vincitrice di sei Grammy e di un Golden Globe.

Ma proprio a Toronto annuncia a sorpresa una pausa per riprendersi dalla fibromialgia. Di poche ore fa la notizia dell’annullamento del concerto a Rio (dopo quello del 4 settembre previsto a Montreal) e del ricovero in ospedale. In bocca al lupo Gaga!

Originariamente pubblicato su Vanity Fair Italia

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