Lily Collins, protagonista di Fino all’osso: «L’anoressia ti scava dentro»

L’anoressia l’ha vissuta sulla propria pelle Lily Collins, giovane stella del firmamento hollywoodiano, protagonista di Fino all’osso, il film che Netflix ha dedicato proprio ai disordini alimentari. Dolce, genuina, autentica, ecco come la descrive chi conosce bene la figlia del leggendario cantante dei Genesis, Phil Collins. Sorridente ma anche riservata e diffidente, questa è la nostra impressione quando la incontriamo all’Ischia Global Fest dove è ospite per l’anteprima europea del film.

Più di nove chili persi: è quanto è costato alla Collins il ruolo di Ellen, una giovane artista che trova in un medico decisamente anti-convenzionale (interpretato da Keanu Reeves) un supporto concreto nella sua battaglia contro l’anoressia. Non un dramma a lei estraneo come ha raccontato nel suo libro autobiografico Unfiltered. 

La sofferenza per il divorzio dei suoi genitori e la mancanza del padre Phil, sempre in giro per lavoro, hanno reso più che difficili gli anni dell’adolescenza per l’attrice britannica che ha cominciato a preoccuparsi dopo un’interruzione del ciclo mestruale durata quasi due anni.

Fortuna che infine a prevalere sia stata la paura di perdere tutto, compromettere le proprie chance di avere una famiglia e di far decollare una carriera già in ascesa. Motivo per cui quella che mi ritrovo di fronte oggi è una ventottenne decisa e più consapevole delle proprie potenzialità e dei propri limiti.

Lo scorso anno Warren Beatty l’ha scelta per il suo L’eccezione alla regola, un ruolo che le è valso la sua prima nomination ai Golden Globe. Nel 2017 è stata invece una delle star di Netflix, la piattaforma più ambita del momento, con ben due film Okja (presentato in anteprima a Cannes) e Fino all’osso.

Quanto ha inciso la sua esperienza personale sulla sua interpretazione?

«Mi piace raccontare storie in cui riesco a riconoscermi. Il ruolo di Ellen è stato terapeutico. Oggi posso dire di aver definitivamente smesso di credere nella perfezione. È stato un onore prendere parte ad un progetto di questo tipo e arrivare dritta al cuore di tanti ragazzi che lottano quotidianamente contro l’anoressia come è capitato a me».

Cosa ne pensa delle polemiche che stanno imperversando in rete? È un ritratto controverso della malattia il vostro?

«Guardi, da attrice posso dirle che è stata un’esperienza gratificante. Credo che il cinema e la tv possano avere anche un potere curativo ma che sia giusto per chi sta attraversando una fase così complessa e delicata della propria vita, come la battaglia con la bulimia o l’anoressia, consultare uno psicologo prima di scegliere di guardare il nostro film».

C’è qualche tabù da sfatare in merito?

«Mi piacerebbe che le persone capissero che l’anoressia è un disturbo che non ha nulla a che vedere con la vanità ma che scende molto più in profondità e ti scava dentro».

Dove ha trovato il coraggio di raccontare questa esperienza in un libro?

«La scelta di raccontare la mia esperienza personale in un capitolo del mio libro autobiografico parte dall’obiettivo di aiutare chi vive o ha vissuto nelle mie stesse condizioni, e sono tanti, di ogni genere ed età».

Oggi è finalmente libera di concentrarsi sulla sua carriera…

«Ho recitato per la prima volta in uno show televisivo a due anni ma il primo ruolo vero è arrivato a 18 in The Blind Side. Posso dire di avere all’attivo dieci anni di carriera nel corso dei quali i più decisivi sono stati i miei no. Faccio ciò che amo fare e quelli che scelgo sono i ruoli che possano contribuire al dibattito pubblico come nel caso di Fino all’osso».

Eppure c’è chi la ritiene una raccomandata. Come risponde?

«Raccomandata? Mio padre è un musicista, io sono un’attrice. Non capisco come si possa pensare che vi sia un’attinenza tra le due professioni».

Non solo. Posso considerarla una collega?

«Mi sento più a mio nel suo ruolo che in quello da intervistata. Ho scritto su Seventeen e Teen Vogue per anni. Amo la scrittura creativa. In futuro continuerò a recitare ma mi affascinano anche la produzione e la regia».

Il prossimo appuntamento?

«La serie televisiva The Last Tycoon di cui sono protagonista insieme a Matt Bomer. Tra qualche giorno sarà disponibile su Amazon. È tratta da Gli ultimi fuochi di Francis Scott Fitzgerald e racconta gli anni in cui il governo nazista tentò di influenzare la produzione cinematografica di Hollywood».

Pubblicato originariamente su Vanity Fair Italia

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