Maltese – Il Romanzo del Commissario e la finta modernità della RAI

“Un prodotto memorabile all’insegna della modernità”, “un omaggio a La Piovra che si ispira alla qualità di The Night of della HBO”, “un grande evento televisivo che apre importanti prospettive per il futuro”. Con questi commenti pomposi giovedì mattina la direttrice di Rai Fiction Tinni Andreatta e il produttore di Palomar Carlo Degli Esposti hanno presentato alla stampa Maltese – Il Romanzo del Commissario.

La fiction andrà in onda da lunedì 8 maggio per quattro serate su Rai1 e conta sul ritorno al piccolo schermo di Kim Rossi Stuart e una figura, quella del commissario, che nella storia della tv generalista italiana è stata quasi sempre vincente.

Nonostante l’indubbio talento, il sex appeal e le coraggiose scelte che fino a qualche tempo fa avevano fatto di lui un’eccezione del panorama attoriale italiano, Kim Rossi Stuart conferma il suo periodo di stallo. Dopo il flop del dimenticabile Maraviglioso Boccaccio dei fratelli Taviani e del suo secondo film da regista, Tommaso, l’attore romano fa il tris con una fiction fiacca e stantia. Dal punto di vista delle soluzioni narrative il solo confronto con La Mafia Uccide Solo d’Estate, la serie tratta dall’omonimo film di Pif e andata in onda sulla stessa rete lo scorso autunno, è impietoso.

La storia (non basata su fatti realmente accaduti) parte da Trapani dove il Commissario fa ritorno a distanza di anni dalla morte del padre per far da testimone di nozze al suo più caro amico di infanzia. A poche ore dal suo arrivo costui verrà barbaramente ucciso in un attentato di stampo chiaramente mafioso ma nella Sicilia del 1976 assassinii del genere sono sempre riconducibili ad “una questione di femmine”. Maltese, che pure ha un’ex moglie americana e una figlia pescata dal cast di Braccialetti Rossi, dovrà contare sull’aiuto di un’avvenente giornalista per riportare le indagini sulla giusta pista.

Non a caso la fiction andrà in onda nelle settimane in cui ricorre l’anniversario delle stragi di Capaci e via d’Amelio in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Toccherà questa volta a Rossi Stuart educare il pubblico di Rai1 alla cultura della legalità in un Paese dove spesso questo principio trova un senso solo se associato al ricordo dell’operato di questi due magistrati esemplari. Contrariamente a coloro a cui si ispira, il Montalbano di Zingaretti e il Cattani di Michele Placido ne La Piovra, Maltese ne risulta una pallida copia: un personaggio amorfo, una figura spettrale, totalmente priva di qualsiasi caratterizzazione. Piovono stereotipi e il racconto standard dell’eroe senza macchina che si immola in nome di un ideale di giustizia è accompagnato da una musica quantomai assordante che anticipa spudoratamente il tono di ogni singola scena alla disperata ricerca di una suspense latitante.

All’attore romano che ha dichiarato che interpretare un eroe, seppur fittizio, come Maltese è un bel macigno rispondiamo che la sua sofferenza è nulla in confronto a quella che viene inflitta a chi dovrà sorbirsi l’ennesima fiction fintamente innovativa e rivoluzionaria di mamma Rai.

Originariamente pubblicato su Wired Italia

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