Io ci sono, Lucia Annibali: «Non chiamatemi sfregiata!»

«Il giorno dell’agguato mi sono ritrovata di fronte alla morte ma ho scelto la vita, e l’ho scelta per sempre».

Difficile incontrare una donna più decisa e coraggiosa di Lucia Annibali, l’avvocatessa che il 16 aprile del 2013 fu aggredita con l’acido da due uomini incaricati dal suo ex fidanzato, Luca Varani, di privarla del suo sorriso.

Non c’è riuscito. Questo è chiaro dal primo momento che intravedi Lucia, aggraziata e bellissima. È a lei che nella settimana in cui ricorrerà la giornata mondiale contro le violenze sulle donne (25 novembre) la Rai ha deciso di dedicare Io ci sono, la fiction tratta dall’omonimo libro che ha scritto insieme alla giornalista Giusi Fasano.

Sarà forse merito delle (tante) condizioni a priori che questa donna speciale avrebbe imposto a mamma Rai, sta di fatto che mai come questa volta possiamo sostenere che il servizio pubblico ha centrato l’obiettivo. Io ci sono è una fiction perfettamente in linea con il carattere della protagonista della drammatica storia che rappresenta: sobria, ben recitata e scritta senza eccessi di buonismo o del più sfrenato sensazionalismo.

Brava Cristiana Capotondi che esorta le donne a prendere per mano i propri uomini: «Per me Lucia è l’eroina di una guerra contemporanea. Una donna che ha sfidato il dolore con ironia e autoironia. Interpretarla è stata l’occasione di una vita, una delle avventure più belle che mi lega a questo mestiere. Noi donne dobbiamo essere pronte ad accompagnare gli uomini, i compagni della nostra vita, in questo processo di metabolizzazione del nostro cambiamento, sperando che li trovi felici».

Bravissimo Alessandro Averone, l’attore cui spetta il compito ingrato di interpretare Luca Varani. «Non posso dire che questo personaggio abbia lo stesso fascino dei villain della letteratura, del teatro o del grande cinema ma spero che questa fiction possa servire agli uomini per capire che il concetto di amore deve essere slegato dal quello di possesso», ha commentato.

Ma la vera star rimane lei, Lucia Annibali, pronta, dice, a rinnamorarsi e ansiosa di arrivare al giorno in cui tutti smetteranno di definirla «sfregiata». Al punto tale che la ministra Maria Elena Boschi l’ha convocata per elaborare insieme un nuovo piano contro la violenza di genere. «Escludo la possibilità di tornare a fare l’avvocato. Mi sono trasferita a Roma e sono molto felice di questo mio nuovo incarico perché mi dà l’opportunità di reinserirmi nella società da un punto di vista professionale. Nutro un forte desiderio di costruirmi una vita che sia io l’unica a poter gestire. Ci tengo a far sentire la mia voce, i miei pensieri e i miei sentimenti.»

Non prova neanche a nascondere quanto trovi difficile e faticoso raccontare la propria storia. Troppo più forte la motivazione a trasformare ciò che di tremendo le è capitato in qualcosa di buono per il futuro. La possibilità di aiutare gli altri. Un atto di generosità nei confronti di chiunque abbia la sfortuna di trovarsi nella sua stessa situazione, un invito a conservare l’umanità nonostante la sofferenza.

E a chi, un po’ barbaramente, le chiede se ha mai pensato di togliersi la vita e la incita a lottare per infliggere una condanna superiore ai vent’anni a chi agisce come Varani risponde: «Ho scelto la vita anche nei momenti più difficili e non tornerò indietro. È chiaro che non ci sarà mai una pena che possa riparare ciò che è successo. Ma, da vittima e da donna di legge, dico che nel mio caso giustizia è stata fatta. Considerando l’allarme sociale ritengo tuttavia auspicabile individuare una nuova forma di reato specifica che tenga conto del danno permanente che subiamo.»

Con la stessa eleganza smorza anche le polemiche che vorrebbero la compagna di Varani allarmata per la messa in onda della fiction. «Fin dal primo momento mi sono posta il problema di tutelare la sua privacy. Ho chiesto a tal riguardo delle accortezze che la produzione ha accolto senza problemi perché siamo esseri umani rispettosi. Non mi sembrerebbe opportuno parlare ulteriormente di questa donna perché credo che anche lei abbia il suo peso da sopportare».

Pubblicato originariamente su Vanity Fair Italia

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