Black Mirror, Bryce Dallas Howard: «Quando ero persa come Lacie»

Bryce Dallas Howard conosce bene la parola pregiudizio. Il suo cognome (è la figlia del regista Ron Howard, n.d.r.) le risultava talmente ingombrante che all’università ha preferito nasconderlo pur di passare inosservata. Anche nel mondo del cinema non ha avuto vita facile, almeno fino al successo planetario di Jurassic World, un nuovo input per la sua carriera. Nosedive, prima puntata della terza attesissima stagione di Black Mirror (dal 21 ottobre su Netflix) ne è una diretta conseguenza.

Bryce, 35 anni compiuti, sposata da 10 con l’attore coetaneo Seth Gabel e mamma di Theodore, 9 anni e Beatrice, di 4, ha molto in comune  con Lacie, l’insicura protagonista dell’episodio. Spesso ne ha condiviso le paure, il senso di smarrimento, vissuto dopo la nascita del suo primo figlio, e la dipendenza dal giudizio altrui.

Ma sin dai primi minuti del nostro incontro, in una suite del Corinthia Hotel di Londra, a colpirmi è soprattutto la gentilezza con cui mi accoglie. Arrivo con qualche minuto di ritardo di cui mi affretto e scusarmi: «Non si preoccupi, mi ha dato il tempo di rilassarmi e guardare la tv, è la prima cosa che faccio quando arrivo in albergo», mi rassicura, versandomi da bere come se ci conoscessimo da sempre.

Deve essere elettrizzante far parte della Golden Age della tv. Com’è entrata in contatto con Netflix?

«Non so dirle quanto mi senta orgogliosa di questo progetto. Erano mesi che il mio staff, i miei amici e mio marito non facevano che parlarmi di Black Mirror, conoscendo il mio sconfinato amore per il genere sci-fi».

Non aveva avuto tempo di vederla?

«Ad essere onesta non era una questione di tempo. Le faccio una confessione imbarazzante: ho avuto a lungo degli incubi che mi catapultavano in una realtà distopica e pensavo che guardando una serie del genere avrei solo peggiorato la situazione».

Allora quando è arrivato il fatidico momento della prima visione?

«Ero da sola in Nuova Zelanda, senza la mia famiglia, e mi sono decisa. Mi ha colpito perché era la materializzazione dei miei incubi. Ho subito colto l’occasione per far capire a mio marito in cosa consistevano».

Black Mirror è probabilmente la serie più disturbante del panorama televisivo internazionale. Non le fanno paura gli scenari che ipotizza?

«Ciò che viene mostrato è direttamente collegato a ciò che sta succedendo attualmente nella nostra società. Quindi quando guardi un episodio non è richiesto un grande sforzo di immaginazione per immedesimarsi nei personaggi».

Qual è il focus dell’episodio in cui la vedremo protagonista?

«Un mondo in cui le persone si classificano l’un l’altro in base ad un sistema di valutazione piuttosto superficiale. Un voto basso si traduce in un allontanamento. Purtroppo conosciamo bene questo meccanismo, siamo schiavi dei like e degli smartphone e i social media ci hanno resi ancora più spietati e strategici nei nostri giudizi».

Lei interpreta Lacie, una giovane donna molto insicura di sé. Si è mai sentita allo stesso modo?

«Assolutamente. Siamo tutti condizionati dal desiderio di accettazione, dalla voglia di piacere. Fa parte della natura umana. Mi piacerebbe credere di non essere una persona profondamente insicura ma ci sono momenti in cui perdo la testa, quando temo di aver offeso qualcuno, per esempio. Non ci dormo la notte. Tutto nasce dalla paura di essere giudicata male».

E qual è il suo rapporto con i social media?

«Li frequento da poco e finora è stato un viaggio strano. Sono ancora in fase di studio e non posso dire che occupino una parte consistente del mio tempo. È stimolante cercare di capire le frasi o le foto che possano rappresentarmi di più su Instagram. È una nuova era e non c’è una formula che possa ancora spiegarla».

Lacie sembra molto distante dalla realtà. È una sensazione che le è familiare?

«Purtroppo sì. Ho vissuto un forte momento di depressione e in quel periodo ero totalmente disconnessa, persa, senza una via di fuga. Mi sentivo mancare la terra sotto i piedi. Ero disperata, senza obiettivi, demotivata. Non sapevo riconoscermi, né capire quale fosse il mio posto nel mondo».

Ha imparato ad essere meno sensibile al giudizio altrui?

«Diciamo che non è più logorante come una volta. Ogni critica va contestualizzata. Oggi so che se inserisco il mio nome su Google con grande probabilità troverò cose che potrebbero momentaneamente destabilizzarmi. Con le recensioni, anche quelle negative, ho un rapporto diverso: fanno parte del mio lavoro, le accetto e non le leggo mai come un attacco personale».

Immagino che i suoi figli siano troppo piccoli per guardare Black Mirror. A che età crede che la rivedrete insieme?

«Non ci avevo pensato fino alla sua domanda, non ne abbiamo ancora discusso con mio marito, adesso mi mette nei guai (ride, n.d.r.). Potrei farglieli vedere prima di regalargli uno smartphone, come una sorta di vademecum».

Si ritiene una mamma molto protettiva?

«Sono protettiva nei loro confronti come lo sono con me stessa. Provo ad essere cauta. Ricordo di aver visto insieme a mia figlia il film Paddington. Pensavo fosse innocuo e invece, dinanzi alla scena in cui l’orsetto rimane fuori di casa, Beatrice ha avuto una terribile reazione di pianto. È molto difficile prevedere le reazioni dei bambini».

Può darci qualche anticipazione sul sequel di Jurassic World?

«Ancora non riesco a credere al successo di quel film! Cominceremo a girare il prossimo anno. Io e Chris ci siamo subito innamorati del copione. Sarà la prima volta che tornerò ad interpretare lo stesso ruolo in un film e non vedo l’ora!».

Ci tolga un’ultima curiosità: ma è vero che ha litigato con Chris Pratt?

«Guardi, non me ne parli. Non so chi abbia potuto far circolare una voce del genere. Chris è nella top 5 delle persone più simpatiche con cui abbia avuto il piacere di lavorare. Siamo buoni amici e le assicuro che tra di noi non c’è mai stato alcuno screzio».

Pubblicato originariamente su Vanity Fair Italia

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