Erika Linder: «Il nostro amore “omo” universale»

Jeans, scarpe da ginnastica, t-shirt bianca e capelli raccolti in uno striminzito codino: la modella svedese Erika Linder rifugge qualsiasi stereotipo legato al suo ambito professionale. In effetti il suo percorso professionale si discosta molto da quello tradizionale: Erika è stata una delle prime a sfilare in abiti da uomo e nel 2011 ha incantato il mondo della moda posando (tra)vestita da un giovane Leonardo DiCaprio.

Noto effettivamente tra i due un’incredibile somiglianza, legata soprattutto ai colori nordici del viso e ad uno sguardo glaciale con cui la modella quasi mi ipnotizza mentre mi racconta il suo esordio cinematografico.

E’ infatti proprio lei, 26 anni appena compiuti, volto della collezione autunno-inverno di Louis Vitton, una delle rivelazioni del Toronto Film Festival. Per il suo primo ruolo di attrice ha scelto (tanto per cambiare) di assumersi un bel rischio interpretando, in coppia con l’attrice canadese Natalie Krill, una storia d’amore omosessuale che segue la scia de La vita di Adele.

Il suo fascino androgino è messo al servizio delle abbondanti scene di sesso esplicito che contraddistinguono Below Her Mouth, il pur non impeccabile film della regista canadese April Mullen che vanta uno dei primi team di produzione interamente al femminile. “Se un progetto non mi spaventa a morte non voglio farne parte!”, sostiene spregiudicata Erika.

Come definirebbe questa sua prima esperienza da attrice?

«La fortuna ha voluto che mi venisse subito offerto un ruolo che ho amato intensamente fin dalla prima lettura della sceneggiatura. Sul set mi sono sentita incredibilmente a mio agio, merito di un team che ha assunto subito le sembianze di una famiglia. Il fatto che fossimo tutte donne mi ha sicuramente incoraggiata ad accettare e ad un progetto del genere non potevo dire di no».

Crede sia più facile per una top model passare dalle passerelle al set?

«Sì, assolutamente. Per una modella il set è già molto familiare. Volevo portare la mia carriera ad un livello successivo e ho pensato che questo fosse il progetto giusto. Ad essere sincera è anche la prima volta che mi chiamano!».

La vita di Adele è ormai diventato un punto di riferimento per chiunque osi cimentarsi in una love-story omosessuale. Lo è stato anche per lei?

«Ovviamente ci sono dei punti di contatto. Sembra un po’ come riferire tutte le storie d’amore eterosessuali a Romeo e Giulietta come capostipiti. Credo che il nostro film racconti una storia d’amore universale in cui tutti possano facilmente riconoscersi».

Non ha trovato inibitorio dover girare delle scene di sesso così intense?

«Avevamo molta libertà, non era tutto programmato. La regista ci ha messo nelle condizioni giuste per esprimerci. Le abbiamo girate in una stanzetta dove eravamo solo in sua compagnia. La sua volontà era quella di cogliere il momento. Il sesso è una storia nella storia, proprio come succede nelle normali relazioni di coppia».

Sente di avere qualcosa in comune con Dallas (l’operai che interpreta nel film, ndr)?

«In più di un’occasione mi è capitato di aderire completamente al personaggio, di sentirmi un tutt’uno con le esperienze che vive e che io ho vissuto a mia volta sulla mia pelle. Ma riguardandomi non credo che avrei optato per le stesse scelte».

A chi si è ispirata per la sua performance?

«Stranamente è Blue Valentine il film che mi ha più influenzato, perché è realistico e, pur avendo un ritmo estremamente lento risulta estremamente coinvolgente ed emozionante. Era quello il nostro obiettivo».

Lo considera un film rischioso?

«Essere artisti significa prendersi dei rischi. Non bisognerebbe mai desiderare di stare al sicuro, non avrebbe senso. Detto questo è ovviamente impossibile non curarsi del giudizio altrui».

La sua famiglia, ad esempio, cosa ne pensa?

«Vivono in Svezia e sarebbe stato difficile farli venire alla première del film a Toronto. In realtà non so se mi sarei sentita così a mio agio a guardarlo con loro. In Svezia siamo diversi, possiamo camminare per strada anche nudi senza che nessuno se ne accorga ma girare un film del genere è un altro paio di maniche! Un po’ di imbarazzo ci sarà sicuramente quando vedranno…».

Il prossimo progetto?

«Ne ho uno grande che mi aspetta che dovrà rimanere top secret ancora per un po’. Muoio dalla voglia di parlarne ma non posso!».

Pubblicato originariamente su Vanity Fair Italia

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