Chi sono gli attori che ci hanno fatto sognare quest’anno

Il cinema è morto, gli spettatori si sono trasformati in abbonati Netflix malati di binge-watching, tra qualche anno le sale saranno reliquie. I pronostici degli esperti sulle sorti della settima arte continuano ad essere catastrofici. Eppure pochi mesi sono bastati per godere anche quest’anno de dell’immaginario in cui gente come Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett (la mia intervista per Amica), Michael Fassbender (la mia intervista per F) o Julianne Moore sono capaci di catapultarci. La sala per molti rimane un luogo di culto, ancora l’unico in cui attori e registi sono capaci di ipnotizzarci.

La tv padroneggia lo storytelling, sperimenta vari generi ma la magia (fosse anche solo per nostalgia) appartiene ancora al grande schermo. Non a caso Revenant – Redivivo di Alejandro Gonzalez Iñárritu  è stato un trionfo al botteghino nonostante una sceneggiatura pressoché inesistente, la quasi totale assenza di dialoghi e una durata biblica. DiCaprio e Tom Hardy sono le anime selvagge fotografate dall’estetica totalizzante di Emmanuel “El Chivo” Lubezki. Talenti inebrianti tanto quanto quello di Michael Fassbender che, tra un atipico Macbeth e un inatteso Steve Jobs, estrae dal cilindro le sue carte migliori: una fisicità dirompente, un temperamento vivace e un raro eclettismo. 

Sul versante femminile questo non è solo un anno che ricorderemo per le battaglie femministe, contro il pay gap e la discriminazione di genere. Il 2016 è cominciato con il formidabile tête-à-tête di Cate Blanchett e Rooney Mara in Carol. Lontano dal raccontare un licenzioso affair tra due donne nell’America puritana degli anni Cinquanta, il film Todd Haynes assume più le sembianze di un elegante passo a due, un Romeo e Giulietta dei tempi moderni (in questo caso Giulietta + Giulietta) che ridefinisce i canoni della rappresentazione sentimentale.

Due interpretazioni memorabili. La divina Blanchett si ripete poco dopo in Truth, il film d’inchiesta giornalistica n.2 dell’anno dopo Il caso Spotlight vincitore del premio Oscar. Non è da meno Julianne Moore, capace di non strafare nel ruolo della pazzoide ex-moglie di Ethan Hawke nella screwball comedy Il piano di Maggie sulla maternità surrogata e la solidarietà femminile.

Tra le più giovani si sono fatte valere Brie Larson in Room e Alicia Vikander in The Danish Girl, performance che sono valse ad entrambe il premio Oscar nonostante la giovane età. L’esperienza, maturata in pochi anni, non ha impedito ad entrambe di colpire al cuore lo spettatore con la grazia e la naturalezza delle dive di lungo corso.

Tra i più anziani Samuel L. Jackson (67) e Bryan Cranston (60), anime pulsanti dell’ultimo film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, e del biopic L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo.

Se il primo ha dato vita insieme a Jennifer Jason Leigh ad uno dei turpiloqui più divertenti e spietati dell’anno (almeno sinora), l’ex star di Breaking Bad potrebbe essere tra le prime ad abbattere definitivamente i pregiudizi di chi crede che la serialità sia deleteria per chi, come lui, ha prestato il volto a personaggi talmente impressi nella memoria collettiva (vedi alla voce Walter White) da pregiudicare le loro possibilità di una carriera futura.

Dopo Trumbo lo vedremo nei panni dell’agente infiltrato che ebbe un ruolo chiave nella cattura di oltre 40 affiliati di Pablo Escobar in The Infiltrator, nel dramma famigliare Wakefield e perfino in una commedia da strapazzo con James Franco.

Parentesi indie. I dati dimostrano che sempre più spesso gli spettatori vengono attratti dai film low-budget realizzati da registi con una notevole capacità di osservazione e il coraggio di osare. In questa categoria rientrano The End of the Tour con un eccezionale Jason Segal nei panni dello scrittore David Foster Wallace e Love and Mercy con John Cusack e Paul Dano nella versione adulta/giovane di Brian Wilson dei Beach Boys. Due biopic inusuali che regalano momenti di grande coinvolgimento emotivo.

“Nessun film in concorso al Festival di Cannes”, “lavorano sempre gli stessi”, “la nostra non è ancora un’industria”: sono moltissime le critiche subite anche quest’anno dal cinema italiano. Eppure finora quella del 2016 è un’annata da ricordare. Sono ben quattro i film che hanno fatto la differenza in Italia in questa prima metà di stagione. I loro nomi li avrete lette ovunque data la pioggia di premi che hanno ricevuto dall’uscita nelle sale ad oggi. Ci riferiamo sicuramente a Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese che oltre alla convincente sceneggiatura può contare su una performance corale di livello, tra tutti di distingue il solito (insostituibile) Valerio Mastandrea.

A seguire la più grande sorpresa dell’anno rappresentata da Lo chiamavano Jeeg Robot, l’esordio alla regia di Gabriele Mainetti con un super Luca Marinelli, già ammirato in tutto il suo magnifico talento nella commovente opera postuma di Claudio Caligari, Non essere cattivo. Tra le performance maschili merita una menzione speciale Stefano Accorsi che ha stupito tutti per la trasformazione fisica che ha dovuto affrontare per interpretare l’ex pilota tossicodipendente Loris in Veloce come il vento di Matteo Rovere. Per la prima volta l’attore bolognese è riuscito a convincere persino i detrattori più impenitenti personificando un uomo di cui è facile intravedere le fragilità ma difficile apprezzarne la forza.

Dalla Quinzaine des realisateurs di Cannes arrivano invece le migliori performance femminili. Ne La Pazza Gioia di Paolo Virzì Micaela Ramazzati e (ancor più) Valeria Bruni Tedeschi formano un duo di pazze squinternate da ricordare, irriverenti ed esilaranti quanto tenere, disperate, protagoniste di un viaggio emotivamente devastante. Claudio Giovannesi ha invece introdotto al grande pubblico l’indimenticabile volto di Daphne Scoccia, quel Fiore che lotta attraverso una crepa nel cemento, non ultimo segnale di rinascita per un cinema che ha voglia di andare oltre il ricordo dei compianti maestri.

La seconda parte dell’anno cinematografico deve ancora cominciare (i distributori la stanno presentando proprio in queste ore alla Giornate Professionali di Riccione) e, pur essendo sazi di grandi emozioni, abbiamo già il batticuore.

Pubblicato originariamente su Wired Italia

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