Gomorra – La serie 2. Bilanci, giudizi e orizzonti futuri

La seconda stagione di Gomorra – La serie si è appena conclusa (alla grande, sia in termini qualitativi che in dati d’ascolto), il copione per la terza è già pronto, le riprese cominceranno in autunno. Il nostro commento (spoiler free)

“La fine del giorno è tutta qua”, con questa battuta si è concluso l’epico scontro tra Don Pietro Savastano e Ciro Di Marzio che ha infiammato la seconda stagione di Gomorra. La serie, scritta e ideata da Roberto Saviano, ha calamitato l’attenzione di oltre 1 milione di italiani a puntata (rispetto ai 700.000 della prima stagione) che si sono accaniti dinanzi alle lotte di potere e alle vendette dei clan di Secondigliano. L’addio a due dei personaggi più amati, il terrore seminato nel mezzo e la scelta di privilegiare la coralità al racconto monocorde sono solo alcuni dei punti di forza di questa seconda stagione. Più crudele, più frastornata e imprevedibile. Gomorra 2 non ha deluso le aspettative.

I quattro protagonisti, Genny, Ciro, Salvatore Conte e Don Pietro hanno confermato la propria presenza carismatica, seguiti da una schiera di ottimi (e spesso giovani) comprimari. Le donne, tutte diversissime tra loro, li hanno combattuti, traditi, spalleggiati (anche a costo della vita) e . “Ho fatto di tutto per te ma non posso essere la controfigura di un fantasma”, afferma Patrizia (Cristiana Dell’Anna) rivolta a Don Pietro, temendo di non poter prendere il posto della compianta moglie Imma.

Una donna, un boss di un’altra generazione per il quale la terra di origine conta più di ogni altra cosa. “Secondigliano è più importante di tutto”, afferma Don Pietro, ignorando costantemente i consigli e le offerte del figlio Genny che ha ben altre prospettive. Nei primi episodi di Gomorra avevamo conosciuto un ragazzino viziato, inconcludente e perfino cagasotto. Nella seconda stagione ritroviamo un businessman freddo e autorevole, pronto ad accogliere le responsabilità di marito e padre e refrattario a condividere potere, denaro e affetti con chiunque.

Salvatore Esposito è credibile ma non può competere con le portentose performance dei suoi rivali, Fortunato Cerlino e Marco D’Amore, talmente empatici, seducenti e viscerali da generare al contempo nello spettatore ribrezzo e compassione, rabbia e tenerezza. Il dolore per la morte di un caro non perde il suo significato e la sua intensità se vissuto da un boss ma la ferocia dei suoi intenti e la violenza delle sue vendette rimane ingiustificabile e quasi sfugge alla comprensione della mente umana.

Altro che fascinazione del male o rischio di emulazione. Accantoniamo una volta per tutte le svilenti polemiche sui cattive maestri condotte dai professionisti del ben-pensiero, da chi ha trascorso gli ultimi vent’anni a lamentare la scarsa qualità dei nostri prodotti televisivi per poi accanirsi contro l’unica eccezione alle regole della retorica e del qualunquismo. E’ diventato un brand? Tanto meglio, di sicuro ha aiutato anche questo aspetto nell’acquisto della serie in 150 paesi nel mondo.

In Gomorra 2 gli sceneggiatori portano avanti una coerenza narrativa che rasenta la perfezione e i quattro valenti registi (Stefano Sollima, Francesca Comencini, Claudio Capellini e Claudio Giovannini) si danno il cambio senza nuocere all’identità di una serie ormai insostituibile nel nostro panorama televisivo quanto nel nostro immaginario collettivo.

Come nella nostra società anche in Gomorra vengono meno i padri, che si dimostrano incapaci di indicare la via del futuro a dei figli per i quali spesso non provano sicuramente ammirazione, e talvolta neppure affetto. Dal canto loro i più giovani, soli, disperati e senza quasi niente da perdere, si aprono al domani, nel caso di Genny all’internazionalizzazione della camorra, ai traffici di droga transatlantici e alla decentralizzazione del potere (dagli squallidi quartieri di Secondigliano agli hotel a 5 stelle della Capitale).

L’assist a ZeroZeroZero, nuova serie tratta dall’altro best seller di Roberto Saviano sull’importanza gravitazionale della cocaina (già in fase di produzione), è servito. Sulla qualità di Gomorra 3 e 4 non abbiamo dubbi, garantiamo sulla fiducia!

Pubblicato originariamente su GQ Italia

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