Adriano Giannini: “Frequento pochissimo il popolo di Internet”

Adriano Giannini è talmente schivo e riservato che parla quasi sempre in maniera impersonale. Diversamente da molti suoi colleghi non sgomita per mettersi in mostra e ha un carattere decisamente meno esuberante del padre Giancarlo. Da lui ha mutuato una grande passione per la recitazione, che si percepisce dall’entusiasmo, dai sorrisi e dalla modestia con cui chiede conferma della riuscita del suo lavoro.

Sulla sua vita privata mantiene lo stretto riserbo, ma pur essendo un affascinante single quarantacinquenne rifiuta l’etichetta di scapolo incallito. Ammette invece di invidiare la famiglia amorevole di Boris Giuliano, l’eroe dell’antimafia che ha interpretato nel nuovo film per la tv diretto da Ricky Tognazzi.

Perché è così importante apprendere o ripassare la storia di Boris Giuliano?

Perché è stato un vero eroe della nostra Repubblica al quale abbiamo prestato poca attenzione. Boris fu il precursore della lotta alla mafia di Falcone e Borsellino pur non avendo ancora grandi mezzi né l’appoggio delle istituzioni. Erano gli anni del Sacco di Palermo e Giuliano fu il primo a scoprire che la Sicilia era diventata il centro del traffico internazionale di droga. Era un vero eroe, un Don Chisciotte della giustizia.

Che cosa si prova ad interpretare per la prima volta un personaggio realmente esistito?

Ho avvertito il peso della responsabilità e un grande desiderio di rendere giustizia a Boris e alla sua famiglia. Non dimenticherò mai il primo giorno di riprese. Ero vestito anni Settanta, con baffo e pistola e c’erano dei signori anziani che mi fissavano. Si sono avvicinati e si sono messi sull’attenti: erano i quattro sopravvissuti della sua squadra. Queste sono emozioni forti che non capitano spesso. Loro ti guardano come se fossi il capo e tu sei un semplice attore che ancora non ha capito da dove cominciare.

Quanto è difficile confrontarsi con un eroe?

In tv si rischia l’eccesso di buonismo. Noi abbiamo tentato di raccontare prima di tutto la persona con tutte le sue fragilità, le sue paure e perfino la certezza di essere un bersaglio mobile. Sicuramente confrontarsi con personaggi con una spinta etica e morale così forte ti mette a confronto con le tue mediocrità. Boris Giuliano aveva tre figli sarebbe stato comprensibile da parte sua fare un passo indietro per proteggersi e tutelare la sua famiglia. Pur avendo dei valori non so come mi sarei comportato al suo posto ma venendo da una famiglia di partigiani magari avrei fatto lo stesso.

Se ci fosse una qualità che avrebbe potuto prendere in prestito?

La perseveranza, l’audacia e il totale impegno nel lavoro. Ma allo stesso tempo la sua capacità di essere intenso e presente all’interno del nucleo famigliare e vero nei rapporti con gli altri. Negli sguardi dei suoi cari, pur incrociandoli con estremo pudore, ho percepito tutto il loro amore. Questo glielo invidio, soprattuto non avendo ancora avuto modo di costruirmi una famiglia.

Al contrario, lei è considerato lo scapolo d’oro del cinema italiano.

Sono uno scapolo mio malgrado, a quarant’anni questa descrizione non mi suona così brillante. Sono stato fidanzato per tantissimi anni e ora sono solo. A venticinque anni avrei potuto dire che si trattava di una scelta, oggi posso tranquillamente ammettere che è frutto di una serie di coincidenze della vita.

La infastidisce questa attenzione sulla sua vita privata?

Non direi, anzi non me ne occupo.

Quanto le pesa non avere una compagna?

Mi manca fino ad un certo punto uscendo da una lunga relazione. Di certo non sono alla ricerca che si solito crea troppe aspettative nell’altro. Le cose belle accadono quando è il momento.

Con l’incomunicabilità creata dai social network diventa più difficile incontrarsi?

L’incontro sentimentale è sempre stato difficile. Oggi probabilmente lo è di più ma non mi riguarda visto che io frequento pochissimo il popolo di Internet. Di certo stando costantemente a testa bassa a fissare lo schermo dello smartphone lo sguardo delle persone si è chiuso.

E lei come mantiene aperto il suo?

Ho appena finito di girare un alto film per la RAI, La storia di Rocco, sul pugilato e sto ultimando il montaggio del mio secondo cortometraggio (dopo i premi ricevuti per Il Gioco nel 2009, n.d.r.). È ambientato nella preistoria e devo ancora capire se ho fatto una cavolata o una cosa molto bella. Non so ancora se verrà selezionato da qualche festival. Forse ho un po’ esagerato ma almeno ho avuto coraggio e quello spesso viene premiato.

Originariamente pubblicato sul settimanale Tu Style.

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