Pericle il nero, con Scamarcio nel suo ruolo più difficile e oscuro

L’adattamento del romanzo di Giuseppe Ferrandino, interpretato e prodotto da Riccardo Scamarcio nel personaggio più violento della sua carriera, sarà a Cannes e al cinema dal 12 maggio. Chissà cosa deve aver pensato Giuseppe Ferrandino, scrittore e fumettista napoletano, quando ha saputo che Pericle il nero, il film ispirato al suo romanzo, verrà presentato al pubblico internazionale del Festival di Cannes.

Ventitré anni fa, alla sua prima stesura, quel libro venne completamente ignorato da critica e lettori. Solo grazie alla fiducia dell’editore francese Gallimard Pericle il nero cominciò ad avere il riscontro che meritava e conseguentemente riabilitato anche da noi.

Oggi quel caso editoriale si è trasformato in un film, diretto da Stefano Mordini, interpretato da Riccardo Scamarcio e prodotto dallo stesso con Valeria Golino e i fratelli Dardenne. Leggendo le poche pagine di Pericle il nero viene facile capire il perché del loro coinvolgimento.

Il romanzo di Ferrandino è incentrato sulla rocambolesca vicenda di Pericle, lo scagnozzo del boss napoletano Luigino Pizza, che per conto del proprio capo minaccia e intimorisce chiunque osi fargli uno sgarbo.

Per punire chi smarrisce la retta via Pericle segue un protocollo preciso: stordisce la vittima con un sacchetto di sabbia, gli lega mani e piedi e la sodomizza. Per dirla a parole sue: Pericle di mestiere “fa il culo alla gente”.

Ma quando il testimone del fattaccio è la persona sbagliata, vedi al nome Signorinella, sorella del boss Ermenegildo a Pericle non rimane che ucciderla e mettersi in fuga. La donna si salva ma lui è condannato a morte.

Ad offrirgli rifugio, ignara di tutto ciò che lo riguarda, è Nastasia, una giovane donna polacca madre di due figli, che lavora in una fabbrica di Pescara e trova conforto tra le braccia di questo misterioso sconosciuto.

La brevità, la struttura noir e l’incisività dei dialoghi rendono il testo di Ferrandino già di per sé una sceneggiatura con delle ottime potenzialità cinematografiche. Non è un caso che il prima regista vicino al progetto fosse Abel Ferrara.

Pericle il nero è ancora oggi un romanzo originale, molto diverso da quanto solitamente si legge sulle storie di camorra, meno lineare e più ambiguo, cruento e disinibito con un finale che coglierebbe di sorpresa perfino il lettore più ottimista.

A distanza di qualche anno dall’interpretazione di Sergio Segio in Prima linea e da Il Nero in Romanzo Criminale, Riccardo Scamarcio è pronto a regalarci la performance più violenta della sua carriera.

Un ruolo che l’attore pugliese ha fortemente voluto e che gli darà forse modo di rivalersi nei confronti di chi continua a penalizzarlo per i suoi esordi da teen idol e a non credere nelle sue doti interpretative.

In suo supporto il regista toscano Stefano Mordini che si era già dimostrato avvezzo alla rappresentazione più tetra delle periferie italiane in Provincia Meccanica con Stefano Accorsi e in Accaiaio, tratto dall’omonimo romanzo premio Strega di Silvia Avallone.

Dopo aver offerto il meglio di sé in Un Ragazzo d’Oro di Pupi Avanti, film non propriamente riuscito che metteva però in luce la sua maturazione artistica, Scamarcio dovrà misurarsi con un ruolo più sottile e straziante di quanto potrebbe apparire.

Ai soprusi, gli omicidi e la fuga della parte iniziale faranno da contraltare i suoi momenti di intimità con Nastasia, tutt’altro che romantici, ma rabbiosi, famelici e tormentati.

Oltre a recitare in dialetto napoletano e in francese (nella seconda parte del film l’azione si sposta a Bruxelles), l’attore pugliese dovrà interiorizzare il dualismo di un anti-eroe tragico e autentico, capace di un campionario di brutalità e al contempo ansioso di calarsi nei panni del padre di famiglia.

Resta da capire fino a che punto il team produttivo si rivelerà coraggioso nella trasposizione di un romanzo che fa della violenza, a tratti sottesa altri manifesta, il suo tratto distintivo.

In particolare è importante che il rapporto con Nastasia non venga ridotto ad una banale storia d’amore ma raccontato per quello che realmente è: l’incontro tra due superstiti, due solitudini in cerca di rassicurazione e affetto che proveranno a dare una nuova chance alla propria esistenza.

In poche pagine Ferrandino condensa l’esperienza di un uomo che ferendo gravemente la figlia di un boss, commette un gesto azzardato perfino per uno come lui, un figlio della violenza.

Dandosi alla fuga Pericle darà ancora una volta prova della sua spietata ferocia ma sopratutto del suo disperato attaccamento alla vita. Speriamo che il film sia all’altezza dell’intensità di tali sentimenti.

Pubblicato originariamente su GQ Italia

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