Brenno Placido: «I pregiudizi? Solo una motivazione in più»

Suo padre, Michele Placido, è considerato uno dei più grandi attori del cinema e della televisione italiana. Sua sorella, Violante, attrice e musicista, si è fatta strada nel mondo dello spettacolo con una certa disinvoltura, grazie alla bellezza e alla costante voglia di dimostrare a tutti il suo valore. Brenno, 25 anni da compiere, non sa ancora cosa ne sarà di lui, come scriverebbe Giovanni Veronesi. Nel 2005 ha debuttato al cinema in Romanzo Criminale, diretto dal padre, e da allora ha perseguito la stessa carriera di attore con determinazione e spregiudicatezza.

Poco importa quanto ingombrante possa essere il suo cognome o l’eredità di un padre al quale, per carisma e temperamento, sembra difficile tener testa. Brenno non si giustifica né si affligge per questo. Intervistarlo equivale a fare quattro chiacchiere con il ragazzo della porta accanto, con le insicurezze date dalla giovane età e un’identità ancora in via di definizione.

Dopo averlo apprezzato nella fiction Tutti pazzi per amore dove interpretava l’eccentrico Emanuele Del Fiore, Placido Jr. cambia registro e si ripropone al grande pubblico nel film Come saltano i pesci (dal 31 marzo al cinema).

Nel doloroso dramma familiare di Alessandro Valori, Brenno è Luca, un giovane con qualche carenza di affetto di troppo e un fratello (Simone Riccioni) che non ha mai conosciuto. La morte della madre diventa l’occasione di fare pace con un passato tormentato e ricongiungersi ad un presente più luminoso.

In Come saltano i pesci lei interpreta Luca, un ragazzo molto chiuso, rimasto vittima di vecchi rancori familiari. È un universo molto lontano dal suo…

«Sì, ho accettato questa sfida proprio perché Luca mi dava l’occasione di scoprire nuove parti di me. Lui, al contrario di me, non ha mai ricevuto amore dalla famiglia ma anche io, come tutti ho le mie sofferenze e ho lavorato proprio su quelle per rendere credibile il disagio vissuto da Luca».

Luca ha anche un passato molto tormentato per via dei suoi problemi di droga. Lei come ha vissuto la fase della ribellione adolescenziale?

«Io problemi di droga non ne ho mai avuti. I miei genitori mi hanno cresciuto con tanto amore e durante l’adolescenza ho vissuto le stesse esperienze di tanti altri ragazzi della mia età. Sicuramente non ho mai fatto a botte né mi definisco un ribelle ma ho sempre avuto un grande spirito di avventura».

Anche all’amore si approccia in questo modo?

«Quello che è un discorso a parte, perché dipende dai segnali che ti lancia l’altra persona. Ogni corteggiamento è diverso, di certo non sono uno che ci prova spudoratamente quando incontra una bella donna».

Quanto è stato determinante suo padre nella scelta di cimentarsi nella recitazione?

«Quando ho cominciato a lavorare con lui mi piaceva averlo vicino ma poi ho maturato questa scelta per motivi personali. Lui mi ha condizionato positivamente. Recitare è il modo in cui affermo la mia identità e mi sento parte del mondo.  Ognuno ha un suo ruolo nella vita e credo che questo sia il mio».

Come risponde ai pregiudizi da figlio d’arte?

«Quelli ci sono sempre.  Sono gli altri che mi paragonano a mio padre e mi fanno sentire il peso dei pregiudizi, io li considero solo una motivazione in più. Faccio questo mestiere anche per essere giudicato quindi le critiche fanno parte del gioco».

Suo padre è critico nei confronti del suo lavoro?

«Ha un ruolo di difficile ma riesce a trovare il giusto equilibrio. Sa essere di supporto ma anche bastonare quando necessario».

Quand’è che le persone smetteranno di chiederle di lui? Arriverà mai questo momento?

«Per me non è assolutamente un problema. Non mi sento superiore a nessuno. Vado avanti con le mie forze, accettando anche i momenti più difficili che questo mestiere presenta. La vera differenza la fa ciò che vuoi comunicare».

L’ultimo modo in cui ha scelto di farlo?

«In questi giorni sono a Parigi per girare un film sulla vita della cantante Dalida. Interpreto il suo giovane amante. Lo vedrete il prossimo anno».

Originariamente pubblicato su Vanity Fair Italia

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