Perché Tom Hardy è il vero uomo da Oscar

Da Mad Max: Fury Road a Revenant – Redivivo passando per Legend Tom Hardy è il vero avversario da battere

La notte degli Oscar si avvicina e non c’è Paese che non abbia espresso la sua preferenza nei confronti di Leonardo DiCaprio. A prescindere dal valore della sua performance in The Revenant la maggioranza del pubblico non è dubbi: questo è l’anno di Leo.

Potrebbero sbagliarsi. I numeri dicono altro. Il vero uomo da Oscar risponde al nome Tom Hardy. Da protagonista di Mad Max: Fury Road e dello stesso The Revenant – ovvero il meglio che questa stagione cinematografica sia stata in grado di offrirci – l’attore londinese ha collezionato ben 22 nomination agli Oscar.

Se nel quarto capitolo della saga apocalittica di George Miller ha degnamente sostituito l’originario Mad Max, Mel Gibson, nel film di Alejandro Gonzalez Iñárritu risulta perfino più convincente di Leo, nei panni del suo antagonista.

Lo spietato cacciatore di pelli John Fitzgerald è solo l’ultimo dei tanti villain interpretati da Hardy in modo viscerale e inimitabile, a partire dal Bane de Il cavaliere oscuro – Il ritorno che non riuscì nell’impresa di non far rimpiangere l’iconico Joker di Heath Ledger.   

Come se non bastasse proprio in questi giorni esce nelle nostre sale Legend, il gangster biopic di Brian Helgeland in cui Hardy si sdoppia per raccontare la storia dei due gemelli criminali Reggie e Ronnie Kray. L’ammirevole ritratto di questa strana coppia, un feroce psicopatico e  un romantico fuorilegge, costituisce forse l’unico vero motivo d’interesse di un film non perfettamente riuscito.

Paradossalmente nell’anno in cui l’Academy si è finalmente accorta di lui , Hardy avrebbe perfino una nomination in più da recriminare, quella per il miglior attore protagonista che poteva tranquillamente sottrarre a Eddie Redmayne per il penoso The Danish Girl o a Matt Damon per il sopravvalutato Sopravvissuto – The Martian di Ridley Scott.

Ma l’attore britannico, contrariamente alla sua co-star in The Revenant, sembra quasi infischiarsi dei riconoscimenti al punto tale da decidere di non partecipare alla campagna promozionale che precede la cerimonia di premiazione preferendo dedicarsi alle riprese del suo nuovo progetti.

Proprio in questi giorni sono circolate in rete le (crude) immagini della miniserie tv Taboo, creata e prodotta insieme al padre Chips.

Fuori dal set la musica cambia: l’immagine da duro si sgretola dinanzi a quella di un padre di famiglia amorevole che non ha problemi ad ammettere le proprie fragilità – come quella di non aver mai visto né Il Padrino né I Soprano!

Al cinema invece, per alcuni Hardy è l’erede di Marlon Brando, per altri è semplicemente l’attore più talentuoso della sua generazione, di sicuro è molto diverso dal suo coetaneo Michael Fassbender (classe 1977),  compagno di classe ai tempi del London Drama Centre.

Lui Steve Jobs l’avrebbe forse interpretato solo con le sembianze un genio del male, quelle che dall’inizio della sua carriera ad oggi, ha assunto con maggiore frequenza e intensità. Forse in ricordo di un’adolescenza piuttosto tribolata, dell’incontro con il dolore della dipendenza dall’alcol e dalle droghe.

Dopo la rehab l’ascesa è stata vertiginosa, per gli inglesi di Esquire il motivo è chiaro: la carriera di Hardy è stata finora un testamento del buon gusto in fatto di scelte. Bronson, Warrior, Locke, La Talpa, The Drop sono alcuni dei titoli che vi suggeriamo di recuperare in attesa della notte delle stelle.

Pubblicato originariamente su GQ Italia 

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