Alessia Amendola: «Famosa? No grazie»

I social network, “i leoni da tastiera”, la smania di apparire, i pregiudizi: c’è tutto questo e molto altro nel mirino di Alessia Amendola, 31 anni, un cognome che pesa e una grinta che non ti aspetti.  Dal nonno Ferruccio e la nonna Rita Savagnone ha ereditato la passione per il doppiaggio. Jennifer Lawrence, Kristen Stewart, Anne Hathaway e Rooney Mara sono solo alcune delle star hollywoodiane a cui ha prestato la voce.

Ma Alessia Amendola, insieme al collega Michele Botrugno, è anche regista, sceneggiatrice e protagonista dello spettacolo teatrale Realiti, in scena fino a domenica 13 dicembre alla Cometa OFF di Roma.

Il titolo suggerisce il contenuto: un reality show ambientato in teatro con protagonisti sei concorrenti “in cerca d’autore” giudicati dal pubblico in sala, chiamato a votare il vincitore. Uno show, originale e coraggioso, che non esisterebbe senza il grande sforzo (auto)produttivo dei suoi interpreti.

Al contrario di molti suoi colleghi Alessia Amendola non baratterebbe mai la sua vita quotidiana con la notorietà. Sul palco, invece,  porta con sé ansie, timori e diffidenze verso un’umanità poco promettente.

Non fa un passo indietro neanche se di quel mondo che tanto critica fa parte il padre Claudio Amendola, prima giurato a Miss Italia e poi opinionista al Grande Fratello. Una disdetta? Lo abbiamo chiesto alla diretta interessata.

Lo spettacolo è una critica che parte dai reality show per allargarsi alla società contemporanea. Da dove nasce questa idea?

Circa due anni fa io e Michele (Botrugno, n.d.t.) guardavamo un telegiornale dove veniva chiesto ai telespettatori se avrebbero gradito o meno guardare i video delle decapitazioni dell’ISIS. L’88% rispose di sì al sondaggio. Questo interesse per il macabro ci ha colpiti e ha ispirato la favola nera che raccontiamo a teatro. Ci siamo principalmente basati su fatti di cronaca.

Che cosa rimproveri alla tua generazione?

L’esigenza di sentirsi famosi, di apparire anche solo per pochi minuti tramite You Tube, i social o la tv. Non posso ergermi a giudice ed emettere sentenze ma noto tutti i giorni quanto manchiamo di sensibilità. Non ci ascoltiamo più come prima e giudichiamo senza riflettere. Percepisco una crudeltà che mi fa rabbrividire e ammetto che non nutro molta stima nei confronti del genere umano ultimamente. Ho un bambino piccolo e, se penso al futuro, questo mondo non mi fa certo dormire sonni tranquilli.

Non ti piacciono proprio i reality show?

Detesto vedere la tv che usa e getta le persone, specie i concorrenti dei reality che vengono sfruttati fino all’osso per poi essere dimenticati. Vorrei che le persone fossero più consapevoli e non subissero così tanto il fascino delle luci dei riflettori.

Tuo padre però è opinionista del Grande Fratello…

E’ stata una stranissima coincidenza. Devo ammettere che riprendere lo spettacolo proprio mentre va in onda il GF non mi ha fatto molto piacere. Parlando di pregiudizi potrei perfino temere che qualcuno possa pensare che la mia sia stata una mossa pubblicitaria. Tutt’altro! Lo spettacolo è stato scritto due anni fa ed è andato in scena la prima volta ad aprile, molto prima che io sapessi della sua presenza in trasmissione.

E quando l’hai saputo?

Non posso dire di esserne entusiasta o meno. La vedo come una scelta professionale che ha poco a che vedere con la sua carriera artistica e più con una proposta economica allettante che non ha potuto rifiutare. Spero che possa far divertire chi lo guarda in tv. Dopodiché è mio padre, ha 52 anni, non mi preoccupo delle sue scelte e sarò comunque sempre dalla sua parte.

Tu invece ti sei tenuta lontana dai riflettori. Come mai?

La mia scelta dipende in parte dalle mie insicurezze, magari anche legate al mio aspetto fisico. D’altro lato non credo che sarei in grado di gestire un certo grado di popolarità. Preferisco avere il piacere di lavorare in ambito artistico senza essere necessariamente riconosciuta per strada.

Anche perché se fossi diventata estremamente popolare avresti dovuto affrontare non solo il pregiudizio di “figlia di” ma anche di “nipote di”…

Sì! Nel doppiaggio devo tenere alto il nome dei miei nonni ma la familiarità dell’ambiente mi mette un po’ al riparo da quel confronto schiacciante. Ogni tanto penso ai tanti “figli di” che sono in circolazione e penso a quanto coraggio ci voglia. Forse la mia è stata solo vigliaccheria ma almeno riesco ad essere me stessa.

Originariamente pubblicato su Vanity Fair Italia

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