Roma Fiction Fest: la reunion di Sandokan. La Tigre della Malesia ruggisce ancora

“Sandokan…Sandokan…giallo il sole la forza mi dà”: questo il famosissimo ritornello della sigla che negli anni Settanta irrompeva nelle case di milioni di italiani. Nell’anno della morte del regista Sergio Sollima e a circa quarant’anni dal grandissimo successo internazionale di Sandokan, lo sceneggiato tratto dai romanzi del ciclo indo-malese di Emilio Salgari, la Tigre della Malesia torna a ruggire al Roma Fiction Festival.

“Sergio ci chiede un richiamo della foresta che potesse attirare l’attenzione del pubblico generalista e distrarlo dalla propria routine domestica”, hanno spiegato i compositori della celebre sigla, Guido e Maurizio De Angelis.

Il cast, capitanato da Kabir Bedi, e i figli di Sollima, la fotografa Samanta e il regista Stefano (Suburra), si sono riuniti per celebrare il suo genio e lo show che ha cambiato la storia della televisione italiana.

“Sandokan è il riassunto delle esperienze umane e professionali della vita di mio padre”, ha raccontato Stefano Sollima, particolarmente sorridente ed emozionato. “In questa fiction c’è il suo amore per l’avventura, la sua passione politica e il suo rifiuto dei compromessi”.

Rivoluzionario e coraggioso sono state le parole più usate per raccontare la genesi del progetto Sandokan, la cui popolarità è pari solo alle enormi difficoltà che ne hanno accompagnato la fase di produzione.

Sergio Sollima aveva le idee chiare e i dirigenti della RAI, pur spaventati dalla portata del progetto, il primo mai realizzato in Malesia, ne riconobbero immediatamente il potenziale.

“Sandokan è stato prima di tutto una sorpresa per noi attori”, ha ricordato Kabir Bedi, “abbiamo intrapreso un viaggio insieme ai telespettatori alle ricerca di nuovi mondi, trainati dal carisma di questo condottiero”.

Il più entusiasta della reunion è proprio lui, Kabir, il primo attore di Bollywood ad aver avuto una carriera internazionale: “Sandokan mi ha dato il mondo”, esclama estasiato. La sua affezione per il progetto è ulteriormente testimoniata dalla nuova versione di Sandokan che ha diretto per il pubblico indiano, preceduta da un filmato introduttivo mostrato in anteprima al Fiction Fest.

“Il successo di Sandokan è dovuto principalmente ai suoi temi universali: la libertà, i diritti umani e l’amore. Il pubblico l’ha amato perché rappresenta l’eroe che è in tutti noi”, esclama orgoglioso il celebre attore protagonista.

Tra gli ospiti della serata anche Carole André, l’attrice francese che nello sceneggiato prestava il volto a Lady Marianna, soprannominata la Perla di Labuan per la sua inarrivabile bellezza.

Sandokan se ne innamorò perdutamente mentre lei ricorda che sul set non poté fare a meno di rimanere affascinata da Kabir Bedi. “Avevo 20 anni e a quell’epoca lui non rappresentava un’ideale di uomo molto comune”, ha ricordato la Andrè. “Spesso lo trovavamo a testa in giù a fare yoga, non si poteva resistere al suo fascino”.

L’incontro con gli attori è stato preceduto dalle visione del primo episodio di Sandokan. A distanza di anni colpisce ancora l’immaginario unico che Sergio Sollima e il suo team sono stati capaci di creare.

I temi rimangono attuali, il sex appeal degli attori e delle location esotiche intatto e la colonna sonora indimenticabile. La reunion non è da meno. Divertente, elegante e amabile, gli stessi aggettivi che gli attori scelgono per descrivere la personalità di Sergio Sollima.

Per uno strano scherzo del destino Stefano, come suo padre, sembra destinato a cambiare gli standard della tv italiana. Romanzo Criminale e Gomorra – La serie, da lui diretti, sono gli unici prodotti seriali italiani degli ultimi vent’anni in grado di competere con le grandi produzioni internazionali.

Guardandolo gioire nel ricordo del padre e della sua creazione più distintiva ci viene in mente che anche la sua rivoluzione, per quanto diversa nel contesto e nel suo genere, nasce sotto il segno di Sandokan.

Pubblicato originariamente su Vanity Fair Italia

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