POPE FRANCIS “WAKE UP!”: il debutto discografico di Papa Francesco

Il Vaticano potrà anche essere nei guai a causa dei nuove rivelazioni di Vatileaks ma Papa Francesco continua ad essere considerato un leader carismatico nonché uno dei più grandi riferimenti dei giorni nostri. Dal 13 marzo 2013, giorno della sua elezione, ad oggi il pontefice argentino ha sorpreso e spesso divertito per il suo carattere aperto, il suo spirito allegro e per delle dichiarazioni ritenute talvolta sconvenevoli.

Ha abbracciato le minoranze, telefonato a chi gli ha scritto lettere in cerca di conforto e offerto loro un supporto economico nei casi più disperati.

Non solo, ha bacchettato la classe politica, si è scagliato contro la “globalizzazione dell’indifferenza” e tentato incessantemente di porre un freno al lusso a cui sono fin troppo abituati vescovi e cardinali.

La sua rivoluzione ha incuriosito gli americani che prima gli hanno dedicato la copertina del settimanale Time nominandolo uomo dell’anno e poi perfino quella di Rolling Stone.

Da domani avranno un motivo in più per celebrarlo: il 6 novembre esce in Italia POPE FRANCIS “WAKE UP!”, un’eccezionale raccolta di 11 brani che comprendono le parole e le preghiere di Papa Francesco accompagnati da inni sacri della tradizione musicale cristiana, rielaborati da compositori contemporanei.

Vi sveliamo in anteprima tutte le curiosità legate al progetto distribuito da Believe Digital su licenza di Multimedia San Paolo.

La rivoluzione in musica

L’album nasce da un’idea di Don Giulio Nerone che aveva già curato precedentemente due raccolte musicali per Papa Wojtyla e Papa Benedetto XVI. Il prete ha però precisato che si tratta di un progetto completamente diverso, più consono allo stile e al carattere di Papa Bergoglio. Se i primi due dischi avevano un’impronta molto classica in questo caso si è scelto di puntare su degli arrangiamenti rock, un genere musicale più familiare ai giovani, cui l’iniziativa è principalmente rivolta.

Un nuovo linguaggio

In Vaticano c’è aria di cambiamento e lo si avverte subito. Perfino il linguaggio ha subito un’evoluzione. “Il titolo del disco è ispirato ad un discorso che Papa Francesco ha tenuto ai giovani di Rio De Janeiro” – ci spiega Don Giulio – “invitandoli a fare confusione, svegliare il mondo e andare controcorrente”. Poi corregge il tiro: “Non si offenderà nessuno se uso l’espressione ‘fare casino’ pur trovandomi in un luogo sacro ma rende meglio l’idea!”.

L’obiettivo

A spiegare lo scopo di un’operazione più volte definita “coraggiosa”, è stato Tony Pagliuca, fondatore del gruppo Le Orme e tra i principali musicisti che hanno contribuito al riadattamento dei brani. “Il nostro lavoro consisteva nella rielaborazione del canto gregoriano caratterizzato da melodie molto semplici cantate in coro da più persone” – ha raccontato il tastierista. “A pensarci bene il canto gregoriano è in aperto contrasto con la voglia di prevalere e l’ego spropositato degli artisti contemporanei, insegnandoci piuttosto come essere uniti. Proprio per questo motivo ci siamo approcciati ad esso con estremo rispetto, modificandone solo il ritmo per renderlo più moderno”.

Quanto ne è entusiasta Papa Francesco?

Pur avendo acconsentito alla realizzazione del progetto, Papa Francesco non si è ancora espresso sul valore dell’iniziativa. A detta dell’ideatore il pontefice avrebbe ricevuto una copia dell’album ad agosto e, da allora, non avrebbe ancora offerto un suo parere. Crede che le sue parole, ora perfino musicate, bastino a rendere l’idea del suo operato in favore dei più deboli o sua santità ha ben altro per la testa?

A chi andrà il ricavato?

Una delle domande che si sono posti in molti (in un momento di crisi in cui tutto è in discussione) è a chi andranno i ricavi delle vendite del disco di cui saranno distribuite inizialmente 100.000 copie in tutto il mondo. Il 10% del profitto sarà devoluto ad un’associazione che si occupa di assistere i rifugiati – più generalmente all’elemosiniere episcopale gestito direttamente dalla Santa Sede. Il resto servirà a finanziare lo sforzo produttivo di Believe Digital e dei quasi cento collaborati che hanno preso parte al progetto. 

Pubblicato originariamente su Vanity Fair Italia

  

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