Da Leonardo DiCaprio a Michael Fassbender: quando il biopic può cambiarti la vita

Chi sarà il principale antagonista di Leonardo Di Caprio agli Oscar 2016 tra Michael Fassbender, Bryan Cranston, Tom Hiddleston e Joseph Gordon-Lewitt? Niente in comune, salvo alcuni tra i film biografici più attesi dell’anno

I film biografici – in inglese biopic – sono spesso le opere più attese dal pubblico, ansioso di conoscere gli aspetti più controversi delle vite dei propri beniamini, siano essi star dello sport, della musica o del cinema stesso.

Se le polemiche, generate da familiari o conoscenti, contribuiscono ad impennare gli incassi, gli attori fanno a gara per ottenere questo trampolino di lancio.

E’ stato più o meno così per star del calibro di Leonardo Di Caprio, Joaquin Phoenix, Colin Firth e Jamie Foxx (per citarne alcuni), consacrate dalle interpretazione dei grandi del passato.

Ma attenzione perché la loro supremazia, specie quella di Di Caprio speranzoso di vincere quest’anno il suo primo Oscar, sta per essere insediata da prove attoriali e biografie altrettanto avvincenti. 

Se in America chi ha avuto il privilegio di guardare lo Steve Jobs di Michael Fassbdender grida al capolavoro, al London Film Festival pubblico e critica invocano una nomination per Bryan Cranston, mattatore in Trumbo.

Nel mezzo si posizionano Joseph Gordon-Lewitt, che potrebbe spuntarla con l’interpretazione di Philippe Petit, noto funambolo francese, in The Walk di Robert Zemeckis (Ritorno al futuro, Flight) e Tom Hiddleston che si è trasformato nel cantante country Hank Williams in I Saw the Light. Prima di scioglierci i dubbi ripassiamo i modelli con cui questi promettenti artisti dovranno confrontarsi…

The Aviator

Nel 2004 il trentenne Leonardo Di Caprio cementifica il sodalizio artistico con il mentore Martin Scorsese che, dopo Gangs of New York, gli propose il ruolo di Howard Hughes. Con una performance impareggiabile nei panni di quest’attraente e polivalente regista, aviatore e imprenditore  Di Caprio riesce perfino ad imporsi all’attenzione di chi lo riteneva una meteora in seguito al clamoroso successo di Titanic. Purtroppo per lui neanche questa interpretazione riuscì a garantirgli la vittoria del Premio Oscar, un riconoscimento a cui l’attore californiano ambisce dal 1993 quando, a soli 19 anni, ottenne la sua prima nomination come miglior attore non protagonista per Buon Compleanno Mr. Grape. Presto lo vedremo protagonista di Revenant – Redivivo di Alejandro González Iñárritu e sono in molti a credere che il regista di Birdman possa portargli fortuna.

Ray

Nell’anno in cui Di Caprio cominciava a frignare per l’Oscar, il 2005, ad agguantare la statuetta ci pensava Jamie Foxx, con la sua interpretazione strappa applausi dell’indimenticabile Ray Charles, famigerato cantante e pianista non vedente. Ray di Taylor Hackford, film spesso criticato per la mediocre sceneggiatura, è irradiato dalla monumentale performance di Foxx che quello stesso anno ottenne un’altra nomination all’Oscar per il suo ruolo in Collateral, spumeggiante action movie diretto da Michael Mann. Un’annata indimenticabile per Foxx, spesso considerato l’erede di Denzel Washington, tra i più affermati attori afroamericani di tutti i tempi.  Foxx è attualmente in trattative per altri due attesissimi biopic, uno sulla leggenda della boxe Mike Tyson e l’altro sul leggendario Premio Nobel per la Pace Martin Luther King Jr.

Quando l’amore brucia l’anima  

Tutt’altro carattere quello di Joaquin Phoenix, l’enfant terrible del cinema hollywoodiano che, dopo la tragica scomparsa del fratello River, ha mostrato un atteggiamento ambivalente nei confronti dello showbiz. Fortuna che il talento in casa Phoenix non è mai mancato e che il regista James Mangold scelse proprio Joaquin per interpretare il mito della musica country Johnny Cash. Anche in questo caso (ingiustamente) solo una nomination e nessun Oscar per un ruolo che rappresentò per Phoenix il momento più importante della sua carriera. In Quando l’amore brucia l’anima l’attore statunitense, anch’egli allora trentenne, brilla grazie ad un carisma e una sensibilità fuori dal comune nonché a delle incredibili doti canore. Anche lui, come Di Caprio, rimane in attesa di festeggiare il suo primo Oscar. 

Il discorso del Re

Più di recente Colin Firth, altra stella del firmamento hollywoodiano (sebbene in prestito dalla corona inglese) si è cimentato con successo nel genere. Nel 2010 l’attore britannico sbaragliò la concorrenza dei novelli James Franco e Jesse Eisenberg e dei veterani Javier Bardem e Jeff Bridges con la sublime interpretazione del Re Giorgio VI. Con eleganza e rigore, Firth racconta l’ascesa al trono di un sovrano affetto da balbuzie e tormentato dalla paura del fallimento. Standing ovation per un attore spesso sottovalutato o conosciuto al grande pubblico solo per commedie come  Il diario di Bridget Jones e Love Actually – L’amore davvero. Il discorso del Re gli diede la chance di sprigionare un umorismo e un aplomb invidiabili.

Pubblicato originariamente su GQ Italia

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