All’inferno non c’è glamour: il libro più chic dell’estate 2015

“Un incrocio tra Il diario di Bridget Jones e Il Cerchio di Dave Eggers”, “il passo successivo a Il diavolo veste Prada”. Così Lucy Sykes e Jo Piazza definiscono il loro romanzo All’inferno non c’è glamour (Edizione Piemme), che mette a confronto due giornaliste newyorkesi di diversa generazione.

Imogen Tate e Eve Morton lavorano insieme a Glossy, un mensile di alta moda da sempre considerato un sacro tempio del settore e da poco convertito in un’app.

Pochi mesi di assenza sono bastati perché la rivoluzione digitale prendesse il sopravvento su Imogen, allieva prediletta di Anna Wintour e affermata caporedattrice di Glossy che però non ha idea di cosa siano Twitter o Instagram.

“La tua rivista, Imogen, è diventata un’app.”

Eve, neolaureata in Economia ad Harward e un tempo sua segretaria, è stata nominata responsabile di Glossy.com e impone alle sue colleghe un regime di lavoro insostenibile ostracizzando le redattrici più anziane.

Le più giovani, che vivono sotto la costante minaccia del licenziamento, sono diventate generatrici automatiche di contenuti per il web e sono spesso costrette a cimentarsi in un ridicolo stacchetto sulle note di Beyoncé per soddisfare i capricci della perfida Eve.

Una realtà degradante che diventa esilarante quando Imogen inizia a confidarsi con le sue coetanee che hanno coniato un nuovo termine per definire le nuove leve: vedi alla voce “tecno-stronze”.

Contrariamente a Miranda Priestley, la temibile protagonista de Il diavolo veste Prada interpretata da  Meryl Streep, Imogen è una donna gentile e premurosa.

“Se Miranda fosse stata un uomo nessuno avrebbe pensato a questa giornalista come ad una figura malefica. Noi volevamo restituire credibilità alle donne che operano in questo settore anche se si prendono così dannatamente sul serio”, puntualizza Jo Piazza, caporedattrice di Yahoo Viaggi.

Imogen difatti si dispera per aver perso il suo rispettabile posto in prima fila alla settimana della moda e, per l’affronto subito, paragona la sfilata ad un episodio di Orange is the new black (serie tv ambientata in un carcere).

Ma le sue paranoie non ci impediscono di fare il tifo per lei come ci fa notare la scrittrice: “Il lettore è ancora tendenzialmente interessato alla condivisione, alle storie di vita vera e forse, dopotutto, non siamo pronti per diventare degli android!”.

Ad una fase di smarrimento iniziale segue un duro scontro alla Eva contro Eva tra due giornaliste che mettono la carriera al centro del proprio emisfero e la usano come strumento di definizione sociale. In questa realtà gli uomini hanno solo un ruolo marginale: “Il nostro libro è dedicato alle donne ambiziose e ai problemi che affrontano quotidianamente. Ecco perché abbiamo evitato di focalizzarci sulla loro vita sentimentale”.

All’inferno non c’è glamour è un libro leggero e spassoso, perfetto da portarsi in vacanza ma anche un’occasione imperdibile per i responsabili dell’informazione di riflettere sul precario futuro dell’editoria.

Sebbene siano in molti a prevedere la morte della stampa cartacea, le due scrittrici suggeriscono che un compromesso è ancora possibile a patto che la nuova e la vecchia guardia accettino di lavorare fianco a fianco per ridefinire i canoni dell’informazione.

“Non vogliamo che nessuno rimanga tagliato fuori da questo processo di rivoluzione. I più giovani dovrebbero imparare dai giornalisti con più esperienza che non possono fare a meno di assorbire la loro energia e le loro nuove competenze”.

Le potenzialità del romanzo non sono sfuggite ai produttori hollywoodiani, alcuni dei quali proprio in queste ore ne stanno opzionando i diritti.

Jo Piazza già fantastica sui nomi dei papabili attori: per Eve le prime scelte sarebbero Anna Kendrick, Emma Stone o Elisabeth Banks mentre per Imogen il grande sogno è Gwyneth Paltrow.

E aggiunge: “Abbiamo anche provato a contattare Hugh Grant per fargli interpretare l’attraente marito di Imogen ma è stato talmente sgarbato che dovremmo trovare un sostituto!”.

Pubblicato originariamente su L’Espresso

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