Gianmarco Tognazzi, non raccomandato, ma figlio d’arte!

In attesa di vederlo protagonista della fiction di Canale 5 “Il Bosco”, abbiamo intervistato Gianmarco Tognazzi, testimonial dell’evento Il potere dell’attore dell’insegnante hollywoodiana Ivana Chubbuck. Il GianmarcoTognazzifiglio del grande Ugo Tognazzi si è raccontato ai nostri microfoni in una lunga intervista durante la quale ha riflettuto su come si è evoluta l’industria cinematografica italiana, sulla tragica situazione del settore culturale nel nostro paese e ci ha rivelato i nuovi progetti televisivi e cinematografici che lo vedranno protagonista.

Ci racconti il momento OFF dell’inizio della tua carriera?

Gli inizi della mia carriera non sono stati particolarmente difficili avendo un padre famoso, una famiglia agiata e una memoria collettiva piena di ammirazione. Tutto questo mi ha soltanto giovato. Poi credo che lo sconforto non venga all’inizio che è tutto nuovo ma quando hai delle aspettative che poi non vengono rispettate. Io ho reagito sempre prendendo delle contromisure. Mi sono dedicato al teatro quando non mi andava bene con il cinema e quando non mi andava bene neanche con il teatro mi sono aperto anche a cose completamente diverse, tipo la Tognazza, l’azienda agricola di mio padre che mi dà delle grandi soddisfazioni. Conosco di persona cosa significa entrare in depressione per questo mestiere e perciò non voglio che diventi una schiavitù.

Come reagisci alle critiche di chi ti reputa semplicemente come “un figlio di”?

Trovo che sia un’accusa banale e piccola, un grande luogo comune che nel nostro paese diventa una leggenda metropolitana. In Italia il figlio d’arte è l’equivalente del raccomandato, frutto del malcostume. Io sono cresciuto senza preconcetti e non capisco questi ragionamenti. E per la gioia dei malpensanti (ride, n.d.r.) annuncio anche la fine delle riprese della fiction su Mennea, diretta da mio fratello Ricky Tognazzi, che mi vede protagonista al fianco del bravo Michele Riondino.

Ti vedremo presto protagonista anche di altre fiction tv.

Sì, la prima ad andare in onda dovrebbe essere Il Bosco. E’ una fiction in quattro puntate con protagonista Giulia Michelini, una serie mistery, diversa dal normale poliziesco alla quale siamo abituati. Poi sarò nel cast de I Misteri di Laura che abbiamo cominciato a girare da poco e vede protagonisti Carlotta Natoli e Daniele Pecci. Le riprese mi porteranno fuori per quasi tre mesi perché andremo a girare in Repubblica Ceca. Questa serie è una commedia poliziesca in otto episodi tratta da un format spagnolo di successo che è stato replicato in quasi tutto il mondo. Sul set siamo molto affiatati ma soprattutto sono contento di non dover interpretare per una volta il cattivo ma un ruolo più morbido.

Hai partecipato anche alla serie web Under the series di Ivan Silvestrini che ha avuto un grande successo in rete.

In questo momento la serie web è un terreno inesplorato. L’intuizione vera è stata trarre la serie da un libro inedito come quello di Giulia Gubellini e non da un best seller. L’uscita del libro è stata contestuale e devo dire che l’ho trovata un’operazione molto innovativa. Ivan ha fatto un ottimo lavoro in termini di adattamento e i risultati in termini di visualizzazione online sono stati stupefacenti. Moltiplicando per dieci l’ascolto televisivo dovremmo essere arrivati intorno alle 6 milioni di visualizzazioni. Almeno così mi hanno detto, poi se è una fesseria non lo so! Quasi sicuramente ci sarà una seconda serie. E poi ho partecipato anche a Forse sono io di Vincenzo Alfieri, una commedia molto divertente che si allontana dal tono angosciante di Under.

La televisione e il web stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nell’intrattenimento di massa ai danni del cinema. Tu che cosa ne pensi?

In Italia c’è un sistema diverso da tutti gli altri paesi dove c’è una settorialità più definita. La collocazione del web è ancora un po’ confusa ovunque perché è di difficile regolamentazione. Il problema vero non è se la tv sta togliendo importanza al cinema, questo sta avvenendo in tutto il mondo perché lo sviluppo tecnologico ha creato abitudini diverse. Il problema è che in Italia il cinema è meno strutturato e non è un’industria come in altri paesi. Poi il fatto di non aver assunto delle contromisure alla crisi economica ha costituito un’aggravante e quindi è risultato in una flessione del nostro cinema. Non si può non notare la differenza tra noi e gli altri paesi. Io però ho avuto la fortuna di partecipare a dei progetti di grande qualità come Maria Montessori, Francesco o David Copperfield e posso assicurare che quando ci sono risorse, come nel caso di Gomorra la serie o Romanzo Criminale, i risultati si vedono.

Ti piacerebbe esordire come regista?

Per ora faccio l’attore e vorrei continuare a farlo. Ho tre fratelli registi molto capaci e io credo di essere più predisposto alla recitazione. Esordire alla regia non rientra nei miei piani. Vorrei continuare a fare teatro, magari riprendere lo spettacolo Un nemico del popolo di H. Ibsen che ha avuto un grande successo ed è di un’attualità mostruosa, nonostante sia stato scritto 130 anni fa. Al cinema farò parte di due opere prima che usciranno a breve. Una è Bolgia totale con Giorgio Colangeli. Poi ho partecipato a Inferno di Biggio e Mandelli che non interpretano I Soliti Idioti ma mantengono quella comicità bizzarra che a me diverte molto. Sono dei miei cari amici e sul set con loro mi diverto come un pazzo. Sicuramente però, dato che mi piace molto variare, vorrei lavorare molto di più al cinema.

Sei anche tra i testimonial dell’evento Il Potere dell’attore dell’acting coach di Hollywood Ivana Chubbuck.

Purtroppo dovendo girare all’estero non potrò presenziare. Mi dispiace moltissimo perché l’ultima volta ho instaurato un rapporto bellissimo con Ivana e poi io ho studiato per anni con un’insegnante a cui devo tutto che è Beatrice Bracco che parte da un metodo molto simile. Ivana fornisce all’attore delle prospettive ancora più interessanti, delle dritte per elaborare più velocemente quel metodo. Grazie a lei mi sono innamorato nuovamente del mio lavoro.

Quanto ha influito la crisi economica sul tuo lavoro?

Il nostro settore, a partire dal teatro per arrivare alla musica, vive una crisi perenne. Un settore che muore nell’indifferenza più totale da anni, la cui situazione è stata ulteriormente aggravata dalla crisi. Una volta il cinema rappresentava la seconda industria italiana e vorrei ricordare che questo paese possiede il 65% del patrimonio mondiale e ogni volta che si parla di cultura sembra che siano soldi buttati via.

Tu quanto l’hai vista cambiare quest’industria da quando c’era tuo padre Ugo ad oggi?

Mi viene quasi da ridere. Non voglio fare polemiche perché tanto è inutile, non interessa nulla a nessuno. E’ cambiato tutto anche in relazione al cambiamento sociale del nostro paese. Dovremmo guardarci indietro e riflettere su quello che potevamo recuperare in questi ultimi venticinque anni.

Originariamente pubblicato su Il Giornale OFF

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