Beppe Fiorello: “cantare Modugno vuol dire rivivere mio padre”

Dopo il grande successo della fiction Volare – La grande storia di Domenico Modugno, Giuseppe Fiorello torna a teatro con lo spettacolo “Penso che un sogno così…” che lo vedrà nuovamente interpretare il cantautore pugliese e i suoi più grandi successi. Fiorello sarà impegnato al Teatro Manzoni di Milano dal 13 fino al 30 novembre.

L’abbiamo intervistato in occasione dell’uscita nelle sale di Se chiudo gli occhi non sono più qui, il film del documentarista Vittorio Moroni con Giorgio Colangeli e l’attore esordiente filippino Mark Manaloto.

Restio a commentare le polemiche che vogliono la famiglia Modugno indispettita dallo show per una questione legata ai diritti d’autore, Fiorello ci ha parlato invece del suo rapporto con la fiction nostrana e con i recenti personaggi da lui interpretati.

Ci racconta un momento OFF dell’inizio della sua carriera?

Non ho ben chiaro in mente il momento o i momento off della mia carriera. Non saprei, probabilmente li rimuovo per andare avanti solo con ricordi positivi. Quelli off li lascio nel mio inconscio come fossero dei pilastri, servono a non farmi mai crollare e non farmi dare per scontato quello che ho avuto dalla vita.

In Se chiudo gli occhi non sono più qui, così come era stato in Terraferma,interpreta un uomo cinico, facilmente catalogabile come cattivo. Che tipo di relazione instaura con questi personaggi? Cambia qualcosa quando interpreta un buono, un paladino della giustizia? Ha delle sensazioni diverse come attore?

Ovviamente il profilo di un personaggio mi coinvolge e mi stravolge il modo di lavorare e prepararmi. Nel caso di Ennio, il personaggio di questo film, ho solo dovuto scavare nella memoria, ritrovando personaggi a me noti. Nulla di nuovo insomma. Il mio mestiere si fonda sull’osservazione profonda degli esseri umani.

Da padre cosa prova a sapere che il nostro Paese è pieno di Kiko che lottano non per i propri sogni ma per la speranza di avere un sogno?

Spero per loro che questo paese possa presto trovare una maturità morale e civile altrimenti sarò costretto ad indicargli strade più lontane ma decisamente più meritevoli di attenzione.

Lei è uno dei maggiori rappresentanti della fiction nostrana. La televisione sta quasi oscurando il cinema. Lei cosa ne pensa?

giuseppe-fiorello-nella-fiction-lo-scandalo-della-banca-romana-143848Non mi sento un rappresentante della tv, sono un attore pronto a raccontare storie. Ho fatto e faccio molta tv per uno stupido pregiudizio del cinema che per anni mi ha snobbato, ma soprattutto perché in tv ho potuto raccontare storie che il cinema mai avrebbe prodotto. Adesso le cose sono cambiate, si sono convinti che non ci sono attori di cinema e attori di tv, molti di quelli che spesso denigravano li ritrovo in tv perché al cinema non trovano più spazio (ed è giusto così). Io non ho mai voltato le spalle alla tv e mai lo farò, ovvio però che il sogno rimane il cinema.

Non crede che la tv generalista dovrebbe osare di più?

La generalista deve essere coerente con i tempi, osare non vuol dire nulla. La coerenza deve essere il valore più alto. Chi osa ha il solo merito di averlo fatto, tutto qui.

A teatro per vestire anche quest’anno i panni del grande Domenico Modugno. Quali sensazioni porta con sé ogni volta che lo interpreta e ci restituisce la magia della sua voce?

Mi emoziono ogni sera. Cantare certe canzoni per me vuol dire rivivere mio padre. Il mio mito in assoluto.

Pubblicato originariamente su Il Giornale OFF

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